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Milano chiude debole, ancora in luce Fiat

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Piazza Affari archivia una seduta debole caratterizzata dai timori per l’eccessivo surriscaldamento dell’economia cinese a fronte della crescita dei prezzi a febbraio (+2,7%) e degli investimenti in capitale fisso nel periodo gennaio-febbraio. Il listino milanese ha perso terreno soprattutto nel primo pomeriggio dopo la pubblicazione dei dati Usa che hanno mostrato una media mobile su quattro settimane delle richieste di sussidi di disoccupazione in crescita di 5 mila unità a 475 mila, il livello più alto da fine novembre. L’Ftse Mib ha ceduto lo 0,43% a 22.540 punti, l’All Share lo 0,28% a 23.063 quota.

In controtendenza Fiat che ha seguito il rialzo dei titoli automobilistici europei e ha spiccato tra le blue chip di Piazza Affari con un balzo dell’1,90% a 9,39 euro. A spingere il Lingotto diversi fattori, in primis le dichiarazioni del presidente del Consiglio di gestione di Volkswagen, Martin Winterkorn, che stima un aumento di consegne, fatturato e utile operativo per il 2010 della casa tedesca. Anche Bmw si attende un miglioramento delle vendite per il 2010 nonostante abbia chiuso il 2009 con utili netti in calo del 36,4%. Ma secondo gli operatori, il rialzo di Fiat è influenzato anche dalle rinnovate certezze sulla permanenza dell’Ad Sergio Marchionne (blindato con maxi incentivi fino al 2011 dal Lingotto) e dalle rinnovate voci sullo spin off dell’auto.

A pesare sul listino la giornata negativa del comparto bancario spinto al ribasso soprattutto da Intesa SanPaolo (-1,40% a 2,80 euro), Unicredit (-1,10% a 2,01 euro) e Ubi Banca (-2,64% a 9,58 euro). Eni è scivolata dopo l’annuncio dell’accantonamento da 250 milioni al fondo contenziosi legali per la controversia relativa al consorzio Tsjk in Nigeria. I titoli del cane a sei zampe hanno perso lo 0,45% a 17,79 euro.

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