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Milan: Yonghong Li insolvente in Cina, chiesta la bancarotta

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“La cassaforte che ha comprato il Milan era già vuota”.  Questo il titolo di un’inchiesta del Corriere della Sera condotta da Milena Gabanelli e Mario Gerevini. Stando alla ricostruzione del quotidiano, la “Jie Ande”, la holding dell’imprenditore cinese Yonghong Li, era già vuota quando ad aprile 2017 è stata chiusa l’operazione di acquisto della società rossonera da 740 milioni di euro (cui vanno aggiunti i 200 della successiva campagna acquisti).

Dopo una causa intentata da due istituti di credito (Banca Jiangsu e Banca di Canton), Li sarebbe stato condannato a vendere il patrimonio all’asta su Taobao, il corrispondente cinese di eBay. In un primo tempo la Corte avrebbe imposto la dismissione dell’11,39% che la holding detiene nella società di packaging Zhuhai Zhongfu, quotata alla Borsa di Shenzhen.

In pegno dal 2015, la partecipazione era stata posta a garanzia di un prestito che, non restituito, ha fatto scattare, il 7 febbraio 2017, l’ordine di vendita da parte del Tribunale del popolo di Futian. Respinto il ricorso a maggio 2017, a dicembre dello stesso anno è stata fissata una nuova asta, sospesa a seguito della richiesta di liquidazione per bancarotta della Jie Ande.

Come se non bastasse, la China Securities Regulatory Commission, l’equivalente della Consob, avrebbe avviato accertamenti perché la holding avrebbe tenuto nascosto la sentenza e lo stato di insolvenza.

“Mentre era inseguito dai creditori in patria, il 48enne finanziere residente dal ’94 a Hong Kong chiudeva in Italia, sotto i riflettori di mezzo mondo, una delle più costose acquisizioni calcistiche della storia, accreditandosi (e accreditato) come un grande e ricchissimo imprenditore dai mille interessi”, riporta il quotidiano milanese.