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Mid Term: i repubblicani trionfano alla Camera, Obama evita però la debacle

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I risultati non sono ancora definitivi ma la strada ormai è segnata: i repubblicani trionfano alla Camera, strappano una decina di Stati ai democratici, ma quest’ultimi conservano il Senato con le unghie. L’esito delle elezioni statunitensi di mid term ha rispettato i pronostici della vigilia: a livello nazionale, infatti, il Grand Old Party ha conquistato il 55% dei consensi mentre il partito di Obama si è fermato al 43%. Un risultato impressionante se si pensa che, solo due anni fa, il presidente aveva ottenuto un’ampia maggioranza in entrambi i rami del Congresso.


Le elezioni di metà mandato si sono trasformate in un referendum sull’operato di Barack Obama, con un elettorato sempre più deluso dalla perdurante crisi economica e dall’elevato livello di disoccupazione, che in alcuni Stati ha superato i 10 punti percentuali. Obama è quindi diventato il primo bersaglio della campagna repubblicana e, in particolare, del movimento dei Tea Party, che hanno criticato aspramente l’eccessivo statalismo della politica obamiana. Il presidente, inoltre, non è riuscito a scaldare l’elettorato democratico, che due anni fa fu trascinato dal “yes we can”.

Sconfitta sì, ma non debacle. La Camera, che è stata completamente rinnovata, ha cambiato colore politico: i seggi repubblicani sono aumentati a 231 da 178, mentre quelli democratici sono scesi a 202 dai precedenti 255. Il Grand Old Party non è però riuscito a conquistare anche il Senato, rimasto per un pugno di seggi in mano ai democratici. Il risultato, a scrutinio ancora aperto, vede 52 seggi contro 46 per il partito di Obama. Fino a ieri il presidente poteva però contare su una maggioranza decisamente più solida, visto che al Senato il vantaggio era 59 seggi contro i 41 repubblicani.
 
Obama, che ha seguito lo spoglio alla Casa Bianca, ha telefonato nella notte a John Boehner, il deputato repubblicano che prenderà il posto di Nancy Pelosi come speaker della Camera. Il presidente si è detto pronto a “collaborare, ma a non rinunciare alle riforme”. Obama parlerà alla nazione intorno alle 18.00 (ora italiana): un appuntamento chiave per capire la strategia futura del presidente. Il 2012 è ancora lontano, ma Obama sa che la campagna elettorale per le elezioni presidenziali è già cominciata.