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Il microcredito come investimento alternativo

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Investire in maniera alternativa e solidale? Con il microcredito si può. Nonostante sia nata più di vent’anni fa, fino al 2006 in pochi conoscevano la microfinanza, un’asset class alternativa balzata agli onori della cronaca solo dopo l’assegnazione del premio Nobel per la pace nel 2006 a Muhammad Yunus. È a lui che va il merito di avere messo in piedi questo struttura, che concede prestiti alle fasce più povere della popolazione.


Questo sistema che, ad oggi è uno dei più efficace per contrastare la povertà nel mondo, negli anni è cresciuto ed ora è letteralmente in fermento. Ma non è solo il forte impatto sociale a imporsi sulla scena internazionale e i numeri lo confermano: da gennaio a marzo 2008 emerge che il Microfinance index, un paniere calcolato sull’andamento dei cinque fondi grandi fondo comuni che investono in strumenti finanziari emessi dalle istituzioni legate a questo mondo,  ha messo a segno un rialzo superiore all’1%.

Nell’ultimo periodo il settore della microfinanza ha ha raccolto un numero crescente di capitali da investire.  Un argomento affrontato oggi all’Investment & Trading di Rimini durante il convegno Morningstar dal titolo “La microfinanza come nuova asset di investimento”. Un incontro, uno dei primi organizzati in Italia, che ha aperto una finestra su un mondo non così conosciuto dagli italiani: un focus a 360 gradi sul settore, sul funzionamento, sui protagonisti coinvolti. A raccontare la microfinanza sono giunti a Rimini i principali rappresentanti di questo mondo, personaggi di spessore come Kimanthi Mutua, numero uno di K-Rep Bank e uno dei più importanti attori attivi nel microcredito in Kenya; Damian Von Stauffenberg, fondatore di Microrate, società che fornisce i rating delle istituzioni coinvolte; Lisa Sherk e Maria Teresa Zappia di Dexia Microcredit fund sicav BlueOchard, uno dei principali fondi internazionali impegnati in questo settore; e infine, Paolo Brichetti, amministratore delegato di Microventures.


“La microfinanza – racconta Von Stauffenberg – è importante perché fornisce il capitale d’esercizio per coloro che stanno alla base della piramide sociale. Se a questo segmento della popolazione si offre un’opportunità, dandogli gli strumenti giusti per lavorare si può aumentare la loro produttività”. Durante convegno all’Itf di Rimini il fondatore di Microrate ha spiegato come il vero successo sia quello di vedere “trasformare il prestito in valore”. Ma da dove vengono questi fondi? “Nella maggior parte dei casi con una percentuale pari a circa l’80% arrivano direttamente da realtà locali (banche commerciali, casse di risparmio e privati), il resto proviene dall’estero.
 

Per Kimanthi Mutua la microfinanza è un’iniziativa di sviluppo. “Significa fornire dei prestiti agli operatori di piccole aziende o chi ha un basso reddito e quindi scommettere nella crescita di queste microaziende”. “Chiedono dei soldi – spiega – per il capitale operativo, per stabilizzare i costi, ma anche affrontare le emergenze grazie a queste risorse”.
La sfida più difficile per il microcredito è soprattutto quella di far capire agli investitori che anche i poveri saldano i loro debiti e lo fanno a tassi di mercato.