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M.Hewson: l’inflazione statunitense giustifica il QE2 della Fed

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Il ritorno degli acquisti sulle piazze finanziarie si sta traducendo in una risalita delle valute considerate più rischiose. Oggi a Dublino sono arrivati i rappresentanti dell’Unione europea, del Fondo monetario internazionale e della Bce per analizzare i conti irlandesi. Intanto il Ministro francese dell’Economia, Christine Lagarde, ha voluto precisare che la situazione irlandese è “particolare e differente da quella della Grecia”.

La moneta unica quota in crescita dello 0,8% contro dollaro a 1,3661 e mette a segno un rialzo di 1 punto percentuale contro la valuta nipponica a 113,78 yen. Il dollar index, che misura l’andamento del biglietto verde contro un basket di valute, in questo momento scambia a 78,5 e sembrerebbe aver risentito della vicinanza della resistenza posta a 80,08.

Questa mattina il Tesoro spagnolo ha annunciato di aver piazzato 2,6 mld di euro in titoli a 10 anni e 1,1 mld a 30 anni. Nel primo caso il rendimento medio si è attestato al 4,615% (dal 4,144% dell’asta del 16 settembre) mentre nel secondo al 5,488% (5,077%); il prezzo medio è stato pari a 101,810 (105,724) e 88,403 (94,171).

Il greenback oltre che dell’intonazione generale dei mercati risente anche dei dati di ieri relativi l’andamento dell’inflazione, che con un +1,2% ad ottobre ha fatto registrare il dato minore da 53 anni. Invariato per il terzo mese consecutivo il dato “core”. Come rileva Michael Hewson di Cmc Markets si tratta di dati che, a dispetto delle recenti dichiarazioni di importanti esponenti della Fed “confermano che la Banca centrale Usa porterà a termine il suo piano di allentamento quantitativo come inizialmente previsto”.

In arrivo nella seconda parte i dati statunitensi su nuove richieste di sussidi, attese in lieve risalita a 445 mila, il superindice di ottobre, che gli analisti pronosticano in crescita di mezzo punto percentuale, e l’indice Philadelphia Fed relativo il mese corrente, visto in crescita da 1 a 5 punti.

L’euro guadagna terreno anche contro la sterlina (eur/gbp a 0,8529), che invece sale nel cable a 1,6014 dollari e contro yen, con l’incrocio gbp/jpy che sale a 133,39. Questa mattina sono arrivate indicazioni contrastanti dall’economia britannica. Da un lato il +0,5% mensile messo a segno dalle vendite al dettaglio di ottobre, di 10 punti base sopra le stime, ed i -15 punti dell’indice relativo la fiducia nel manifatturiero redatto dalla Cbi, la Confindustria britannica, dall’altro l’incremento del deficit di bilancio, che ad ottobre è risultato pari a 9,8 mld di sterline, dai -9,4 mld di sterline di un anno fa.

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