Mezzogiorno di panico in Borsa, impazziscono le banche. Record spread Btp/Bund

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Chiamatelo mezzogiorno di fuoco. Ora di paura. Mercato in altalena. Mercato impazzito. Ancora nessuno però è riuscito a spiegare cosa sia successo oggi a Piazza Affari dalle 12.00 alle 13.00, quando nel giro di pochi secondi i titoli del comparto bancario sono improvvisamente crollati per poi riprendersi con cali più contenuti. Poco prima di mezzogiorno l’indice Ftse Mib guadagnava circa l’1% intorno ai 19.700 punti. Poco dopo le 12.00 il paniere principale è sprofondato a quota 19.067. Le banche sono state le protagoniste assolute di questa discesa, in preda ad una forte spinta ribassista e alla volatilità più estrema.


Emblematico il caso di Unicredit, rimasta sospesa per circa mezz’ora mostrando un ribasso teorico di oltre 8 punti percentuali. La sospensione alle contrattazioni è scattata anche per Intesa SanPaolo, arrivata a -7%, Monte dei Paschi e Popolare di Milano. Il titolo dell’istituto di piazza Cordusio, letteralmente in preda alla volatilità non appena tornava agli scambi, ha trascorso una buona mezz’ora in cui non riusciva nemmeno a trattare. Proprio per questo i primi commenti arrivati a Finanza.com dalle sale operative erano soprattutto concentrati sulla banca guidata da Federico Ghizzoni.

“Il movimento è partito dall’estero e riguarda in modo particolare l’istituto di piazza Cordusio”, ha dichiarato un gestore contattato nel caos di quei minuti. E di caos è proprio il caso di parlare, visto che il brusco movimento ha spiazzato un po’ tutti perché avvenuto nel momento storicamente più illiquido nel corso di una seduta borsistica. Un altro fattore che potrebbe aver sostenuto le vendite è l’attesa per l’esito degli stress test. Secondo indiscrezioni, infatti, l’European Banking Authority (EBA) dovrebbe ampliare i parametri della seconda tornata degli stress test sugli istituto bancari europei, la cui pubblicazione è prevista verso la metà di luglio.


In sostanza, l’hair cut sul debito sovrano dei Paesi europei dovrebbe essere più in linea con l’aggravarsi della crisi greca. “Le banche italiane, il cui risultato del test potrebbe risentire delle novità, sono Intesa SanPaolo e Unicredit – scrive Intermonte nella nota odierna -, uniche banche italiane con un’esposizione significativa verso i bond greci”. Il maggior impatto negativo, secondo il broker, “sarebbe comunque contenuto entro 10 punti base di core capital, ovvero il test sarebbe comunque ampliamente superato”.


Quindi il test sarebbe superato senza grossi patemi. E allora ecco che si apre l’altra pista: “è in arrivo un downgrade sull’Italia”, urla al telefono un trader in panico. E, in effetti, in questi giorni nel Belpaese si respira aria di downgrade dopo il triplete di Moody’s: nello scorso fine settimana l’avvertimento al rating sovrano, lunedì ai big pubblici (Enel, Eni, Finmeccanica, Terna e Poste) e agli enti locali, ieri sera le banche. La cosa strana è che, nel corso della mattinata, la bacchettata di Moody’s non aveva impattato sulla performance borsistica degli istituti credito. E quindi? Cosa è successo?


“Vedo un’isteria sul rischio contagio per la crisi di Irlanda, Portogallo e Grecia”, ha dichiarato Fabrizio Saccomanni, direttore generale di Banca d’Italia. E’ intervenuto perfino il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Durante la conferenza stampa finale del Consiglio Ue ha dichiarato di non essere assolutamente preoccupato per la situazione delle banche italiane. Il premier ha aggiunto che le banche sono capitalizzate a dovere dopo le ultime ricapitalizzazioni. Secondo Berlusconi, inoltre, la situazione della Grecia non è assolutamente paragonabile a quella italiana.


Nel frattempo il differenziale di rendimento tra il Btp italiano a dieci anni e il suo corrispettivo tedesco (Bund) ha toccato il nuovo record dall’introduzione dell’euro a 210 punti base. Ma per, ora, nessuno è riuscito a capire cosa sia successo nel mezzogiorno di fuoco di Piazza Affari.