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Messina (Intesa) parla di spread e presenta ricetta taglia debito: fondi comunali aperti stile Pir

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L’AD intervistato da Il Messaggero, sottolinea che i fondamentali dell’Italia sono “solidi”: “Un avanzo primario tra i più consistenti, un elevato saldo commerciale, una ricchezza privata, escludendo gli immobili, pari …

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Carlo Messina, numero uno di Intesa SanPaolo, presenta la sua ricetta per risanare i conti pubblici italiani: la parola chiave è fondi comunali aperti in stile Pir. Di questo e altro il ceo della banca italiana parla in un’intervista rilasciata a Il Messaggero, pubblicata all’indomani dei risultati di bilancio comunicati da Intesa. Risultati che gli hanno dato soddisfazione, se si considera che sono stati i migliori dal 2008, in ben dieci anni.

Parlando dell’eterna e assillante spina nel fianco dell’Italia, rappresentata dal gigantesco debito pubblico,  il manager invita tutti a non cedere agli allarmismi e ritiene che, in assenza di improvvise docce fredde, lo spread BTP-Bund potrebbe anche scendere nel mese di agosto.

Il tempismo delle sue dichiarazioni non è proprio l’ideale, se si considera che proprio oggi il differenziale torna a impennarsi, e non di poco. Si può parlare di un vero e proprio mezzogiorno di fuoco per il differenziale, che inanella nuovi record in quasi un mese (ovvero dallo scorso 6 luglio), per effetto dei tassi decennali che schizzano dal 2,78% proiettandosi verso quota 2,90%, in vista dei rumor di quella che potrebbe essere una prima resa dei conti all’interno del governo sulla questione quanto mai cruciale della manovra 2019.

Prima che si scatenasse la nuova ennesima ondata di sell off sugli asset italiani, Messina si era così espresso a Il Messaggero:

“Non vedo grandi preoccupazioni se la gestione dei conti pubblici prosegue nella direzione di un rapporto meno esasperato tra debito pubblico e Pil. Anzi, se ad agosto non vi saranno novità traumatiche lo spread potrebbe addirittura diminuire”.

L’AD di Intesa è ben consapevole che il vero test arriverà con la legge di bilancio:

“A settembre si entrerà nel vivo della legge di stabilità, sarà quello il vero banco di prova. Se la manovra affronterà i temi della crescita con la dovuta attenzione al debito, non vedo ragioni per nutrire timori. Per parte mia, auspico un forte impulso agli investimenti infrastrutturali, il più formidabile motore della ripresa. Mi auguro venga posta al più presto la questione dello scomputo degli investimenti pubblici dal parametro deficit/Pil. Nei rapporti per l’Europa questa è una battaglia sacrosanta”.

Messina e la ricetta taglia debito: i fondi comunali aperti

Il numero uno di Intesa SanPaolo elenca al Messaggero i punti di forza e debolezza dell’economia italiana.

“La ripresa può subire dei rallentamenti, d’altro canto sta accadendo anche nelle principali economie europee. Non possiamo però ignorare che le nostre aziende registrano buoni risultati. Anche i servizi migliorano e gli investimenti danno segni positivi, mentre l’export cresce a ritmi del 6%. Allo stesso tempo abbiamo aree molto ampie nelle quali la povertà è in aumento e la disoccupazione è troppo alta, specie nel Mezzogiorno. Si tratta di problemi che non possono essere rinviati. Ecco perchè è necessario che la ripresa prosegua, possibilmente a tassi più elevati”.

Detto questo, non ci sono dubbi sul fatto che i fondamentali dell’Italia siano “solidi”:

“Un avanzo primario tra i più consistenti, un elevato saldo commerciale, una ricchezza privata, escludendo gli immobili, pari a 4.370 miliardi. Non abbiamo un problema di credibilità. Certo è che la riduzione del rapporto debito/Pil va affrontata con determinazione”.

E qui arriva la sua ricetta operativa.

Innanzitutto, secondo Messina, il taglio del debito-Pil non è “un obiettivo impossibile”.

Riferendosi agli immobili pubblici, il banchiere afferma che il loro valore complessivo “è stimato in 385 miliardi, circa 215 miliardi sono di proprietà dei Comuni”. Di conseguenza, a suo avviso, “si potrebbe dare vita a una serie di ‘fondi comunali aperti’ con l’obiettivo di acquistare e valorizzare una parte di quegli immobili”.

“Questo solo fatto -spiega – porterebbe a risparmi non irrilevanti per il Comune venditore: non è un mistero che la gestione degli immobili pubblici molto spesso comporta deficit di bilancio anche rilevanti. Peraltro, in questo modo gli enti territoriali potrebbero ridurre il proprio debito, disponendo subito di risorse fresche per effettuare nuovi investimenti”.

Alla domanda su quanto il debito dovrebbe diminuire affinché i mercati possano mostrare un apprezzamento, il numero uno di Intesa si è così espresso:

“Il valore degli immobili oggetto dell’operazione, almeno in una prima fase, dovrebbe essere di circa 100 miliardi da collocare in tre anni. Ma si potrebbe arrivare anche a 200 miliardi“; inoltre “i mercati finanziari percepirebbero che si è avviato un processo virtuoso di rientro del debito e sconterebbero il minor rischio, si realizzerebbe anche uno stimolo all’economia indotto dalla crescita degli investimenti locali con particolare beneficio per l’edilizia“.

Ma chi dovrebbe acquistare le quote di questi fondi? Messina ha una risposta anche a questa domanda:

“Posto che banche, fondazioni e fondi pensioni potrebbero avere un ruolo diretto la proprietà delle quote del Fondo, e quindi degli immobili, potrebbe essere in larga parte dei cittadini residenti nel territorio. Il loro acquisto potrebbe essere incentivato da esenzioni fiscali modello Pir. In talo modo investirebbero in uno strumento poco rischioso e con un discreto reddito, oltre a godere di servizi locali migliori grazie alla riqualificazione degli edifici garantita da una gestione professionale”.