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Per Merrill Lynch WM è l’ora di tornare ad acquistare azioni e Btp

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“Da
circa due settimane siamo tornati ad accumulare posizioni sui titoli di stato

decennali italiani”. E’ questa una delle dichiarazioni più interessanti
rilasciate ieri da Johannes Jooste, responsabile della strategia EMEA di Merrill
Lynch Wealth Management,
nel corso della presentazione alla comunità
finanziaria italiana di “The Year Ahead 2013“, l’annuale appuntamento in cui la
casa d’affari presenta la propria view sull’anno entrante e sulla situazione
macroeconomica globale, oltre a fornire alcune macro indicazioni di asset
allocation.

Dopo aver mantenuto una posizione “estremamente conservativa” sul debito italiano, Merrill Lynch
Wealth Management ha iniziato ad aprire posizioni sui Btp a partire dalla
scorsa metà di novembre, guardando con maggiore fiducia al  debito italiano
grazie anche alle rassicurazioni offerte dalla Banca centrale europea.Il
posizionamento sui titoli di stato italiani rimane comunque caratterizzato da
un elevato grado di prudenza: “La
nostra raccomandazione, nonostante non sia più pari a zero come nei mesi
precedenti, rimane comunque underweight (sotto pesare)”.

L’analista non ha escluso la possibilità di puntare sulle
scadenze superiori ai 3 anni: l’attuale contesto mostra interessanti spunti
anche sui 5 e sui 7 anni. Jooste ha sottolineato come il sentiment sui
titoli di stato italiani sia ora maggiormente favorevole in termini di rapporto
rischio (espresso in termini di volatilità) e rendimento atteso. Il mercato
apprezza la stabilità
: e in quest’ottica le elezioni politiche in agenda in
primavera non rappresentano, secondo l’analista, un fattore di preoccupazione troppo
elevato. Questo anche perché l’esposizione consigliata dalla banca d’affari sui titoli di stato italiani rimane
comunque contenuta.

Parlando del sistema bancario italiano, l’esperto ha
escluso la possibilità di interventi diretti da parte di autorità governative;
più probabile appare invece un ulteriore rafforzamento patrimoniale (“alcune
banche dovranno effettuare nuovi aumenti di capitale”) che dovrebbe attestarsi
sul punto percentuale e mezzo rispetto in termini di Core Tier 1.
Jooste ha
comunque precisato come il sistema bancario italiano stia andando “nella
giusta direzione”, anche se non si può ancora escludere un rischio di
lungo termine anche alla luce della volatilità persistente sui mercati
finanziari.

In ottica di investimenti di medio termine, Merrill Lynch
WM conferma di avere una visione maggiormente ottimistica sulla componente
equity rispetto ai bond
. Jooste ha infatti più volte ripetuto di attendersi una
graduale ripresa della congiuntura economica su scala globale. In questo
scenario l’abbondante liquidità che continuerà ad essere garantita dalle banche
centrali favorirà il restringimento del gap attualmente presente tra mercato
obbligazionario e quello azionario a favre di quest’ultimo
.

A livello geografico le
preferenze degli investimenti globali si concentreranno sui mercati emergenti: Cina e i Paesi del Far Eastin particolare. L’Eurozona continuerà invece a fronteggiare difficoltà almeno
nel primo semestre del 2013.
Gli Stati Uniti, secondo Jooste, offrono
un interessante potenziale di crescita anche se le restrizioni fiscali
rischiano di pesare in maniera significativa sulla crescita del Pil almeno nel
corso del primo semestre 2013. BofA Merrill Lynch si attende per il prossimo
anno un aumento modesto del prodotto interno lordo americano, nell’ordine dell’1,4%,
con un sensibile miglioramento nel secondo semestre. Interessante in quest’ottica
l’andamento del mercato immobiliare che ha evidenziato interessanti segnali di
ripresa che potrebbero ulteriormente consolidarsi nei prossimi mesi.

Per gli States l’analista ha mostrato un marcato ottimismo anche
per quanto riguarda la componente lavoro che è tornata ad essere competitiva su
scala mondiale
ed “è pronta a trainare la ripresa della produzione a stelle e
strisce
“. Nel grafico sottostante la slide relativa
alla variazione del costo unitario del lavoro nel settore manifatturiero tra il
2002 e il 2010 che evidenzia come gli Stati Uniti abbiano una posizione
competitiva migliore rispetto ad altri Paesi dell’economia occidentale.