Per Merrill Lynch WM è l'ora di tornare ad acquistare azioni e Btp

Inviato da Marco Berton il Gio, 29/11/2012 - 11:36
"Da circa due settimane siamo tornati ad accumulare posizioni sui titoli di stato decennali italiani". E' questa una delle dichiarazioni più interessanti rilasciate ieri da Johannes Jooste, responsabile della strategia EMEA di Merrill Lynch Wealth Management, nel corso della presentazione alla comunità finanziaria italiana di "The Year Ahead 2013", l'annuale appuntamento in cui la casa d'affari presenta la propria view sull'anno entrante e sulla situazione macroeconomica globale, oltre a fornire alcune macro indicazioni di asset allocation.

Dopo aver mantenuto una posizione "estremamente conservativa" sul debito italiano, Merrill Lynch Wealth Management ha iniziato ad aprire posizioni sui Btp a partire dalla scorsa metà di novembre, guardando con maggiore fiducia al  debito italiano grazie anche alle rassicurazioni offerte dalla Banca centrale europea.Il posizionamento sui titoli di stato italiani rimane comunque caratterizzato da un elevato grado di prudenza: "La nostra raccomandazione, nonostante non sia più pari a zero come nei mesi precedenti, rimane comunque underweight (sotto pesare)".

L'analista non ha escluso la possibilità di puntare sulle scadenze superiori ai 3 anni: l'attuale contesto mostra interessanti spunti anche sui 5 e sui 7 anni. Jooste ha sottolineato come il sentiment sui titoli di stato italiani sia ora maggiormente favorevole in termini di rapporto rischio (espresso in termini di volatilità) e rendimento atteso. Il mercato apprezza la stabilità: e in quest'ottica le elezioni politiche in agenda in primavera non rappresentano, secondo l'analista, un fattore di preoccupazione troppo elevato. Questo anche perché l'esposizione consigliata dalla banca d'affari sui titoli di stato italiani rimane comunque contenuta.

Parlando del sistema bancario italiano, l'esperto ha escluso la possibilità di interventi diretti da parte di autorità governative; più probabile appare invece un ulteriore rafforzamento patrimoniale ("alcune banche dovranno effettuare nuovi aumenti di capitale") che dovrebbe attestarsi sul punto percentuale e mezzo rispetto in termini di Core Tier 1.
Jooste ha comunque precisato come il sistema bancario italiano stia andando "nella giusta direzione", anche se non si può ancora escludere un rischio di lungo termine anche alla luce della volatilità persistente sui mercati finanziari.

In ottica di investimenti di medio termine, Merrill Lynch WM conferma di avere una visione maggiormente ottimistica sulla componente equity rispetto ai bond. Jooste ha infatti più volte ripetuto di attendersi una graduale ripresa della congiuntura economica su scala globale. In questo scenario l'abbondante liquidità che continuerà ad essere garantita dalle banche centrali favorirà il restringimento del gap attualmente presente tra mercato obbligazionario e quello azionario a favre di quest'ultimo.

A livello geografico le preferenze degli investimenti globali si concentreranno sui mercati emergenti: Cina e i Paesi del Far Eastin particolare. L'Eurozona continuerà invece a fronteggiare difficoltà almeno nel primo semestre del 2013.
Gli Stati Uniti, secondo Jooste, offrono un interessante potenziale di crescita anche se le restrizioni fiscali rischiano di pesare in maniera significativa sulla crescita del Pil almeno nel corso del primo semestre 2013. BofA Merrill Lynch si attende per il prossimo anno un aumento modesto del prodotto interno lordo americano, nell'ordine dell'1,4%, con un sensibile miglioramento nel secondo semestre. Interessante in quest'ottica l'andamento del mercato immobiliare che ha evidenziato interessanti segnali di ripresa che potrebbero ulteriormente consolidarsi nei prossimi mesi.


Per gli States l'analista ha mostrato un marcato ottimismo anche per quanto riguarda la componente lavoro che è tornata ad essere competitiva su scala mondiale ed "è pronta a trainare la ripresa della produzione a stelle e strisce". Nel grafico sottostante la slide relativa alla variazione del costo unitario del lavoro nel settore manifatturiero tra il 2002 e il 2010 che evidenzia come gli Stati Uniti abbiano una posizione competitiva migliore rispetto ad altri Paesi dell'economia occidentale.


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