Merrill Lynch tra rumor di svalutazioni e voci di nuovi soci asiatici

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Ubs, Citigroup, Bear Stearns, Morgan Stanley, Fortis, Barclays, e ora forse anche Merrill Lynch. Cresce quasi di giorno in giorno il numero di istituzioni finanziarie che da una sponda all’altra dell’Atlantico stanno aprendo le loro stanze e soprattutto il loro capitale ai fondi sovrani asiatici.

 

Per quanto riguarda Merrill Lynch si tratta però solo di indiscrezioni, maturate dopo che ieri una nota di Credit Suisse è arrivata a ipotizzare che la casa d’affari potrebbe annunciare ulteriori svalutazioni di titoli in portafoglio per 8 miliardi di dollari, il limite massimo della forchetta già ipotizzata dalla stessa Merrill Lynch, e riportare nel quarto trimestre fiscale una perdita di 4,15 dollari per titolo, contro i 3 dollari precedentemente ipotizzati.


 


Le indiscrezioni hanno però preso una strada diversa da quella ipotizzata sempre da Credit Suisse, secondo cui il disordine portato dai subprime potrebbe condurre Merrill Lynch a fare “pulizia in casa” con un ricambio manageriale e eventuali cessioni di partecipazioni con cui approvigionarsi di fondi senza effetti diluitivi.


 


Il Wall Street Journal riferisce infatti di trattative avanzate tra Temasek Holding, fondo di investimento del governo di Singapore, e Merrill Lynch, per un’iniezione di liquidità fino a 5 miliardi di dollari. La stessa Temasek in luglio ha raggiunto un accordo per l’acquisizione di una quota in Barclays insieme a China Development Bank.

 

Era stata però solo un’antesignana di una serie di operazioni che da lì a poco sarebbero diventate comuni. A poca distanza di tempo la cinese Citic Securities ha annunciato l’appoggio a Bear Stearns, rilevando il 6% del capitale. In novembre Citigroup ha invece ricevuto un’iniezione di liquidità di 7,5 miliardi dall’Abu Dhabi Investment Autority e nello stesso mese la compagnia assicurativa cinese Ping An ha pagato 2,7 miliardi di dollari per il 4,2% di Fortis. Solo due giorni fa infine Morgan Stanley ha annunciato la cessione del 9,9% del capitale a China Investment Corp per circa 5 miliardi di dollari.

 

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