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Il mercato scommette sulla rottura dell’immobilismo olandese in Capitalia

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Capitalia è al bivio. O almeno lì la vede la speculazione. Gli insistenti rumor di stampa secondo cui la britannica Barclays sarebbe in procinto di annunciare l’avvio di negoziati per una fusione con Abn Amro hanno infatti riaperto le scommesse sull’assetto futuro dell’istituto romano.


Sul mercato la convinzione è che qualunque sia il destino della banca olandese che detiene l’8,6% di Capitalia, quest’ultima non potrà che ricevere benefici dall’accensione dei riflettori sul suo maggiore azionista. Sono infatti due le tesi su cui gli operatori stanno lavorando, ed entrambe potenzialmente in grado di portare benefici al corso dei titoli Capitalia. In tutte e due le possibilità ciò che il mercato intravede da un cambio di proprietà in Abn è una scossa a una situazione di stallo motivata dall’assenza di una esplicita strategia di Abn rispetto alla quota Capitalia.

La prima ipotesi che sta sostenendo le azioni Capitalia (+5,7% a 6,585 euro nel momento in cui si scrive) prevede che con il supporto di Barclays, intenzionata a espandersi in aree geografiche dove non è ancora presente, Abn possa varare un aumento della propria partecipazione nell’istituto romano, se non addirittura procedere a un’acquisizione del gruppo presieduto da Cesare Geronzi. Di questo avviso sono, in un report odierno, gli analisti di Bear Stearns, secondo cui un’eventuale aggregazione Abn-Barclays “potrà rendere probabile uno sforzo congiunto per l’acquisizione di Capitalia, che fornirebbe una buona opportunità di successo di lungo termine in Italia”. Da Bear Stearns giudicano comunque improbabile che si possa giungere a una fusione tra i due colossi bancari europei, probabilità fissata dagli analisti di Dresdner Kleinworth al 30%.


La seconda possibilità, che appare tuttavia accolta da una minoranza degli operatori, è che a una fusione tra Barclays e Abn possa conseguire la cessione della quota degli olandesi in Capitalia. In una ipotetica catena di eventi, l’anello successivo potrebbe così essere il riemergere delle ipotesi circolate alcuni mesi fa e mai del tutto sopite di una fusione tra la stessa Capitalia e Unicredito. Su questo percorso si frapporrebbero però, secondo una tesi citata nella nota giornaliera di Euromobiliare, gli ostacoli costituiti dai riflessi su Mediobanca. Capitalia e Unicredito sono infatti i due maggiori azionisti della merchant bank di Piazzetta Cuccia, rispettivamente con il 9,6 e il 7,7% e insieme, forti di una quota superiore al 17% del capitale, arriverebbero a esercitare un controllo largamente maggioritario su una cassaforte in cui sono raccolte partecipazioni strategiche come quella in Generali.


Oggi alle 17.30 è in programma il cda di Capitalia chiamato all’approvazione dei conti 2006, ed è probabile che possa trapelare qualche accenno alle indiscrezioni delle ultime ore.