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Il mercato scommette sul QE in salsa europea: rendimenti bond ai minimi storici

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L’inflazione tedesca ha rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso: se nella prima economia la crescita dei prezzi è ai minimi dal oltre quattro anni, sembrerebbe dire il mercato, allora vuol dire che i tempi sono maturi per l’acquisto di titoli di Stato da parte della Banca centrale. I dati diffusi dall’Istituto federale di statistica hanno evidenziato un calo dell’inflazione annua a novembre dallo 0,7 allo 0,5%, il livello minore dal febbraio del 2010. Nonostante una contrazione fosse nell’aria, alla luce della debolezza della congiuntura e del calo di quasi un terzo registrato dal greggio negli ultimi mesi, a stupire sono le proporzioni e la velocità del rallentamento.

Per i falchi all’interno del board della Bce è sempre più difficile far finta di niente: la disinflazione nella prima economia di Eurolandia rappresenta una delle argomentazioni più forti per convincere anche i più scettici a premere il grilletto del “Bazooka”. Non che il quantitative easing rappresenti la panacea per tutti i mali, l’esempio giapponese serve a ricordarci che maggiore liquidità non sempre si traduce in crescita economica duratura, ma lo stato attuale delle cose impone di tentare tutte le strade possibili. Vitor Constancio, vice presidente della Bce, ha già fissato la data: primo trimestre 2015. Da Helsinki Mario Draghi oggi ha ricordato che il board della BCE si è già espresso “all’unanimità” per l’adozione di nuovi stimoli finalizzati a contrastare il pericolo di una bassa inflazione prolungata nell’Eurozona. E quella attuale, visto l’andamento delle commodity energetiche, sembrerebbe destinata a durare.

Nel mondo del reddito fisso l’incremento delle probabilità di un QE in salsa europea (stimato al 50%) si sta traducendo in un ribasso generalizzato dei rendimenti: oggi minimi storici sono stati registrati dai titoli di Stato di Germania, Francia e Italia.

Il bund decennale, che un anno fa rendeva quasi due punti percentuali, oggi ha fatto segnare il nuovo minimo storico allo 0,70%. Andamento simile per il titolo francese, sceso sotto quota 1% allo 0,996% (a dicembre 2014 veleggiava sopra quota 2,5%) e per quello italiano che in poco meno di un anno ha visto il rendimento passare dal 4,2 al 2,075%. Prezzi in crescita e rendimenti ai minimi storici anche per Austria, Irlanda e Portogallo.

Asta Btp da record
Oggi il Ministero dell’economia ha collocato Btp a 5 e 10 anni: il quinquennale è stato assegnato per 3,5 miliardi di euro con un rendimento media sceso per le prima volta sotto la soglia dell’1% allo 0,94% mentre i Btp a dieci anni hanno registrato un tasso medio del 2,08%, nuovo minimo dall’introduzione dell’euro.