1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Mercato immobiliare, cresce la tendenza al decentramento

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

In un  momento in cui il mercato immobiliare e soprattutto quello dei mutui sono sulla bocca di tutti, il mattoen italiano dà segnali di rallentamento, soprattutto nei grandi centri del Nord Italia. È questo in estrema sintesi quanto è emerso dal primo report dell’ufficio studi Ubh, holding di partecipazioni attiva nel settore immobiliare e della mediazione creditizia, che segnala un calo del 3% del numero delle compravendite a fine anno  circa a 820.000 unità, con una tenuta media dei prezzi.


La tendenza che si fa sempre più largo, secondo quanto si legge nel primo studio di settore presentato da Ubh – che controlla i marchi, quali Grimaldi Franchising, Professionecasa e Rexfin per un totale di oltre 900 agenzie immobiliari- è che nei prossimi anni la scelta degli acquirenti ricadrà su abitazioni nelle città di media dimensione purché non troppo distanti dalle più grandi. Insomma, si va profilando la tendenza al decentramento per coloro che aspirano ad  avere determinate metrature, ma a prezzi più contenuti rispetto alle grandi città.

La scelta cade quindi sui capoluoghi di provincia o sulle piccole realtà distanti al massimo un’ora dal luogo di lavoro, ma capaci di offrire una qualità della vita, per servizi e infrastrutture, competitiva con i centri maggiori. Da Milano, ad esempio, le nuove mete sono Pavia, Lodi, Monza o Bergamo, mentre da Roma la direzione è quella della costa, con Anzio, Ostia e Latina tra i più gettonati.

Segnali confortanti non arrivano nemmeno dai canoni di locazione con  gli affitti che sono bloccati da due anni. Storia diversa per il mercato dei box: l’offerta è storicamente più bassa rispetto a una domanda che cresce anche in termini di parco auto (primato tutto italiano in Europa per numero di auto possedute che supera i 35 milioni).


A margine della  presentazione dei dati sul mercato immobiliare, c’è stato anche spazio per parlare del credito alla casa. Una debole maggioranza di coloro che accende un mutuo è orientata verso il tasso fisso, soprattutto nel centro-sud, visto gli aumenti del costo del denaro della Banca centrale europea (Bce). Una situazione delicata che non sembra però preoccupare Enrico Quadri, amministratore delegato di Rexfin, che ha dichiarato che è stato fatto troppo “terrorismo” sul rialzo dei tassi.”Nonostante i continui allarmismi sul rialzo dei tassi, oggi siamo esattamente sui livelli del 2000, quando si arrivò al 4% dal 2,75% del 1999″, ha continuato Quadri.


E se si parla di mattone, è inevitabile non toccare un argomento, ovvero la crisi dei mutui subprime. Ma anche su questo aspetto il numero uno di Rexfin ha gettato acqua sul fuoco: “Certamente la tendenza del tasso di insolvenza è in salita anche in Italia, ma nel nostro Paese i mutui subprime non esistono. Il protestato non è mai stato finanziato e i prestiti arrivano raramente a coprire il 100% dell’immobile, non il 120% come è accaduto negli Usa”. “Toccherà alle banche rinegoziare la tempistica – ha poi spiegato Umberto Botti, presidente di Ubh, che ha aggiunto che Oltreoceano il subprime è nato dopo il crollo delle Torri Gemelle. Allora la Fed decise di facilitare i prestiti: un rischio calcolato, che ci poteva stare, soprattutto per Paese avvezzo alle crisi”.