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Mercato deluso dal piano industriale di Piaggio, la Vespa guarda all’Africa

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E’ il Continente Nero la grande scommessa della Piaggio. Il gruppo della Vespa ha intenzione di giocare una fiche sull’Africa nei prossimi anni. “Tra 4 o 5 anni l’Africa sarà uno straordinario mercato, diventerà più interessante dell’Asia di oggi”. E’ questo il quadro tracciato oggi dal presidente e amministratore delegato del gruppo di Pontedera, Roberto Colaninno durante la presentazione agli analisti finanziari di un piano industriale fino al 2013, che ha lasciato l’amaro in bocca al mercato. Il titolo in Borsa continua a scambiare in territorio  negativo (-5,66% a 2,335 euro).


Appare come un ricordo sbiadito la Piaggio che coccolava gli investitori con guidance aggressive. E poco possono le rassicurazioni del numero uno del gruppo, quando dice che la società, al di là dei numeri all’insegna della prudenza indicati oggi, ha intenzione comunque di fare di più. Il gruppo prevede di portare i volumi complessivi al 2013 a quota 810mila unità; 370mila unità sono da riferirsi alle due ruote nell’area Emea (Europa, Medio Oriente, Africa) ed Americhe, 106mila unità sono da riferirsi alle due ruote in Asia e 75mila unità alle due ruote in India. Mentre i veicoli commerciali ne coprono 13mila in Europa e 248mila in India. Nel 2009 erano 374.400 le due ruote Emea-Americhe, 36.900 le due ruote in Asia, 15.700 i veicoli commerciali in Europa e 181.700 i veicoli commerciali in India.


Ma forse è all’ombra dei baobab che Piaggio riuscirà a fare quel di più, avviando anche linee produttive. E non è difficile capire l’interesse del gruppo italiano a questi nuovi sbocchi geografici. L’attuale crisi globale ha inciso non poco sulle vendite negli Stati Uniti e in Europa di motociclette e anche le indicazioni che arrivano dai Paesi asiatici, in particolare dalla Cina, non sono così allettanti. “La Cina è un mercato estremamente importante per i costi, ma tra 4-5 anni li avrà uguali ai nostri”, non ha fatto mistero Colaninno, aggiungendo che “Europa e Stati Uniti sono diventati per Piaggio un mercato non in crescita, ma stabile”. Da qui la necessità di ottimizzare gli impianti nel Vecchio Continente, con una riduzione della forza lavoro, “ma non Italia”, dove comunque sono previsti interventi per migliorare l’efficienza che inizieranno entro la fine di quest’anno. In realtà Piaggio si appresta a presentare ai sindacati un processo di riorganizzazione anche per il BelPaese.


“L’andamento della domanda – ha spiegato il numero uno di Piaggio – di moto in Europa e in Italia è molto difficile: speriamo che la caduta si fermi”, ma se ciò non accade “dovremmo ridimensionare gli stabilimenti italiani”. In sostanza si tratterà di un processo di riorganizzazione basato soprattutto su un miglioramento della produttività per abbattere costi inutili e inefficienze e che prevede modalità a favore dei giovani.