Il mercato dei capitali in Turchia è ancora a rischio

Inviato da Riccardo Designori il Mar, 12/11/2013 - 14:16

<i>Di seguito pubblichiamo un commento di mercato di Martin Marinov, gestore del Team Global Emerging Markets e Eastern Europe (Fixed Income) di Raiffeisen Capital Management. Nel suo contributo l'esperto evidenzia come il deficit delle partite correnti è il fattore che rende il Paese più vulnerabile. La Turchia, a causa dell'elevato disavanzo, è fortemente dipendente dai capitali stranieri e attualmente subisce un lieve rallentamento dell'economia. Di conseguenza il tapering USA potrebbe influenzare seriamente la stabilità della valuta turca e la capacità del paese di auto finanziarsi.</i>




Soltanto pochi mesi fa, la Turchia era il paese con le migliori performance della sua regione, poiché garantiva agli investitori internazionali rendimenti interessanti ed era considerata come un eccellente candidato per un crescita economica duratura, grazie alla sua dinamica e giovane popolazione orientata al consumo. La Turchia ha resistito alla fase di debolezza dell'Europa (Occidentale) con l'aiuto delle connessioni commerciali che la legano al Medio Oriente e all'alto livello di liquidità dei mercati che hanno consentito allo stato di finanziare attraverso flussi finanziari (di breve termine) il crescente disavanzo delle partite correnti. I solidi fondamentali hanno inoltre fatto guadagnare al Paese due rating Investment Grade, persuadendo così molti investitori istituzionali a selezionare per la prima volta le obbligazioni governative turche, anche per i loro rendimenti relativamente alti.




All'inizio dell'estate, tuttavia, il mercato turco è stato profondamente scosso da due eventi: 1) le proteste, inizialmente rivolte contro la distruzione del Parco Gezi a Istanbul e in seguito dirette contro il governo per la rigida repressione delle manifestazioni; 2) l'annuncio della FED sul piano di tapering (per la riduzione dell'acquisto di bond governativi) e il conseguente aumento dei rendimenti, che hanno dato il via ai deflussi di capitali dal mercato turco.




Benché questi deflussi siano stati largamente inferiori rispetto agli investimenti visti negli anni precedenti, potrebbero comunque scatenare una serie di eventi che potrebbero causare nuove proteste in Turchia. La Turchia, a causa dell'elevato disavanzo, è fortemente dipendente dai capitali stranieri e attualmente subisce un lieve rallentamento dell'economia, di conseguenza il tapering USA potrebbe influenzare seriamente la stabilità della valuta turca e la capacità del paese di auto finanziarsi. Questo aspetto è stato evidenziato dopo il semplice annuncio delle intenzioni della FED di iniziare il tapering.




Fino ad ora la banca centrale turca, che vuole prima di tutto evitare un'ulteriore decelerazione dell'economia, non ha reagito a questi sviluppi come ci saremmo aspettati: invece di alzare rapidamente i tassi di interesse - arrestando il deprezzamento della Lira, ma indebolendo altresì l'economia e riducendo ulteriormente la crescita - le autorità monetarie hanno preferito accettare un'inflazione più alta.




Con il rinvio del tapering e il conseguente buon umore sui mercati, ad oggi questo approccio sembra funzionare: i rendimenti si sono ridotti e sia la Lira sia il mercato azionario turco si sono stabilizzati. Ciononostante la strategia della banca centrale turca non è ortodossa, poiché i buoni tassi di crescita negli USA e i rendimenti più elevati potrebbero intensificare ancora i deflussi di capitali dalla Turchia. Questo potrebbe portare a una situazione analoga a quella del 2006, quando la banca centrale aveva dovuto aumentare gradualmente il tasso di interesse chiave di ben 4 punti percentuali.




Se la FED si muoverà rapidamente per ridurre l'acquisto di bond, la Turchia potrebbe incorrere in seri problemi. Per gli operatori di mercato il paese potrebbe essere più prevedibile se ci fossero modesti incrementi dei tassi e se le comunicazioni della banca centrale si mostrasse pronta ad adottare misure energiche in caso di mercato incerto.




Il Fondo Monetario Internazionale prevede una crescita del GDP del 3.8% quest'anno per la Turchia, con un tasso analogo anticipato anche per il 2014. Una crescita economica sostenuta è molto importante per il partito Islamico-conservatore guidato da Recep Erdogan, poiché una performance economica positiva avrà un effetto positivo sulle elezioni del prossimo anno. Dopo essere stato in carica per tre mandati (dal 2003), Erdogan non potrà più essere primo ministro, di conseguenza lo scenario più probabile è quello di un passaggio di consegne tra il presidente Abdullah Gül ed Erdogan, con un rafforzamento dei poteri del presidente.




Nel lungo termine, la Turchia continua ad essere uno dei mercati più interessanti a livello globale , grazie al fattore demografico, con una popolazione giovane ed entusiasta, con un alto potenziale di crescita per gli investitori. In un'ottica di breve/medio termine, tuttavia, molti investitori potrebbero voltare le spalle alla Turchia. La banca centrale sta affrontando una prova estremamente complessa che consiste nel bilanciare la stabilità valutaria e la crescita, dovendo convincere, allo stesso tempo, gli investitori che il mercato del paese sia prevedibile.


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