1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Il mercato crede a una nuova stagione in Mediobanca. In primo piano assemblea Telecom

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Mediobanca show questa mattina a Piazza Affari. Ritrovato l’equilibrio al vertice delle Generali con la nomina a presidente di Gabriele Galateri, uno dei terreni sui quali si misureranno gli effetti della spallata al banchiere romano è ora l’accordo parasociale che vincola il 44,3% del capitale dell’istituto milanese. Sul principale azionista di Generali col 13,4%, i giochi entreranno del vivo solo a partire da settembre col termine per le disdette dell’accordo parasociale in scadenza il 31 dicembre. L’assemblea di ottobre dovrà rinnovare il Cda. Cosa faranno i soci esteri guidati da Vincent Bollorè oggi è difficile dirlo. La permanenza del finanziere come vicepresidente del Leone, dopo il passo indietro di Geronzi, suggerisce che potrebbero anche non esserci grandi cambiamenti. Ma i manager e alcuni degli azionisti della banca vedrebbero di buon occhio un patto più leggero di quello odierno, che vincola il 44,3% del capitale. Il cantiere su come alleggerire il patto, riducendo non solo le quote dei soci esteri, verso una soglia di sicurezza, intorno al 35% è aperto.


Sarà portato avanti in modo graduale: con una prima limatura al rinnovo del patto per il prossimo triennio e con altri interventi negli anni successivi. La reazione del mercato al cambio di guardia alla presidenza di Generali è stata questa mattina alla prova delle sale operative. Il titolo Mediobanca in avvio è subito balzato in avanti per poi portarsi a scambiare a 7,99 euro in progresso dell’1,01%. Nell’arco delle prossime 24 ore si capirà qualcosa di più: domani c’è il doppio appuntamento con l’assemblea di Telecom e con il cda di Mediobanca, fissati entrambi per domani. Dopo la svolta storica al vertice del Leone di Trieste, è di nuovo calda la settimana per la finanza italiana. A fare da treit d’union, oltre al ruolo centrale di Piazzetta Cuccia, è proprio la figura di Gabriele Galateri, neo presidente di Generali, ancora in sella a Telecom fino, appunto, all’assemblea di martedì che gestirà come presidente uscente. Il patron di Tod’s, Diego Della Valle, ha assicurato che lo scontro epocale che si è consumato nel consiglio delle Generali non avrà ripercussioni su Mediobanca.

Ma è chiaro che, almeno in prospettiva rinnovo del patto di sindacato, che scade a fine anno con le eventuali disdette previste a settembre, le frizioni che hanno portato all’uscita di Geronzi possono pesare. Meno diplomatico è stato il presidente di Unicredit, Dieter Rampl, che in un’intervista rilasciata a Repubblica nei giorni scorsi ha ammesso che “dopo le dimissioni di Cesare Geronzi dal vertice del Leone, anche il patto di Mediobanca va rivisto”. Di certo i soci francesi, da Bollorè a Tarak Ben Ammar, ma anche i rappresentanti più vicini al premier Silvio Berlusconi, la figlia Marina ed Ennio Doris, non staranno a guardare: potranno sfruttare il cda di martedì per chiedere chiarimenti sul ruolo, decisivo, svolto da Mediobanca, e dall’Ad Alberto Nagel in prima persona, nello show down a Trieste. Al momento non si preannuncia un dibattito tempestoso, ma solo domani sarà più chiara la posizione di quest’anima dell’istituto di Piazzetta Cuccia. La mediazione che ha portato all’uscita del presidente del Leone Cesare Geronzi, per quanto inattesa, ha del resto garantito comunque a una soluzione negoziata, con le dimissioni dell’interessato. Così come la capacità di aver raggiunto l’unanimità in consiglio Generali sull’elezione di Gabriele Galateri, sembra garanzia che la soluzione trovata sia più che di sistema.


Per gli analisti di Morgan Stanley “le dimissioni di Geronzi potrebbero essere percepite dal mercato come il voler aprire la porta a cambiamenti nel management di Generali”. “Crediamo che nei tempi supplementari a Mediobanca possa essere permesso di ridurre la sua quota portandola ai livelli storici cioè al 5-6%, realizzando una significativa plusvalenza liberando capitale”, proseguono gli esperti della banca americana, che su Mediobanca confermano il giudizio overweight con target price di 9,50 euro. Anche Intermonte venerdì scorso si è divertita a disegnare nuovi scenari per Piazzetta Cuccia: il più accattivante prevede che Mediobanca possa portare il suo peso in Generali dall’attuale 13,4% fin sotto il 10% o nel caso più estremo arrivare a uno spin off. Mosse che avrebbero un lato della medaglia interessante: avrebbero un impatto felice sui coefficienti patrimoniali del gruppo. Considerando che l’intera quota del Leone costa a Mediobanca circa 300 punti base in termini di Core Tier 1, un’eventuale riduzione libererebbe risorse da reimpiegare nel core business bancario. Per Atanasio Pantarrotas di Cheuvreux l’uscita di scena di Geronzi da Generali è un fattore positivo perché permetterà al Leone di poter focalizzarsi sul business piuttosto che sugli scontri interni. Il ribaltone al vertice Generali non si limiterà però a riscrivere una nuova stagione in Mediobanca.


Anche sul fronte Telecom i giochi sono aperti: anche in questo caso il peso di Mediobanca in Telco è rilevante. L’assemblea di martedì avrebbe dovuto semplicemente ratificare la nuova governance, ma adesso qualcuno inizia a pregustare qualche novità più succosa. “Non appare scontato l’esito dell’Assemblea Telecom che domani sarà chiamata al rinnovo del Consiglio di Amministrazione per il prossimo triennio. Si preannuncia, infatti, un’elevata adesione all’adunanza oltre la metà del capitale che potrebbe tradursi in un alto consenso per la lista di minoranza di Assogestioni (16-18%)”, segnalano gli analisti di Centrosim. “In tal caso sarebbe spiazzata Findim che per conservare la rappresentanza in consiglio dovrebbe appoggiare la lista Telco (22,5% capitale ordinario) o quella di Assogestioni. In quest’ultima ipotesi – proseguono gli esperti della sim milanese – Telco potrebbe finire in minoranza e ridurrebbe a tre da dodici il numero dei suoi amministratori. L’incertezza – aggiungono – si estenderebbe anche in merito al comportamento da seguire per completare il board: elezione diretta da parte dell’assemblea, nomina da parte di Assogestioni o convocazione di una nuova assemblea”. Un rebus che diventerebbe terreno per il confronto fra le diverse interpretazioni del diritto societario. Per ora, sono solo ipotesi di scuola degli analisti che una possibilità concreta, ma il rischio esiste e solo l’assemblea di martedì potrà fugarlo.