Il mercato annusa prossimi tagli ai Fed funds

Inviato da Alessandro Piu il Gio, 30/08/2007 - 11:53
La lettera inviata dal governatore della Federal Reserve, il 27 agosto, a un Senatore di New York, nella quale il numero uno della Fed si dichiarava "pronto a prendere le misure necessarie per garantire ampia liquidità, compreso il taglio dei tassi", ha riacceso le speranze di possibili interventi nelle prossime riunioni della Fed. Una speranza che i mercati avevano visto svanire martedì quando dalle minute dell'ultima riunione della Federal Reserve era emersa la conferma dell'attenzione dell'Istituto centrale americano nei confronti dell'inflazione. E se martedì l'interpretazione negativa di un incontro avvenuto il 7 agosto, quando ancora il picco della crisi non era stato raggiunto, aveva portato le piazze finanziarie a un pesante scivolone, la reazione delle Borse tra ieri e oggi appare altrettanto schizofrenica.

Wall Street ha chiuso la seduta di metà settimana con rialzi intorno ai due punti percentuali e bene hanno fatto anche i listini asiatici nella notte.

Che Fed e Bce non siano disposte a rischiare un avvitamento dei mercati finanziari è apparso chiaro dalle diverse iniezioni di liquidità effettuate in agosto mentre un taglio dei tassi di riferimento negli Usa e uno stop ai rialzi nel Vecchio continente appare come la strada che le due banche centrali sceglieranno nei prossimi incontri. "La politica monetaria degli Stati Uniti dovrebbe invertirsi per ridare fiato alle famiglie indebitate (credito al consumo e mutui ndr.)" è l'opinione espressa dagli anlisti del team di Jc & Associati. E un taglio ai Fed funds potrebbe con tutta probabilità arrivare già con la riunione del 18 settembre. D'altronde, quell'allarme continuo sull'inflazione che ancora a inizio agosto teneva impegnati i pensieri di Bernanke "non appare più realistico". "Le stime di crescita - proseguono da Jc & Associati - sono in continua revisione, le materie prime arretrano dai massimi sui timori di rallentamento della domanda, i licenziamenti stanno colpendo società finanziarie, immobiliari, l'edilizia e saranno raissorbiti con fatica. Un taglio dei tassi apparirebbe come una conseguenza di un deterioramento dei principali driver della crescita e non necessariamente un ultima ratio nei confronti di una situazione estremamente preoccupante".

Un discorso diverso vale per l'Europa dove la previsione appare più sbilanciata verso una stabilità el tasso Refi al 4% ancora per un lungo periodo. "Dovrebbero tuttavia venire meno gli ulteriori rialzi che erano stati messi in cantiere dalla Bce", concludono gli analisti di Jc & Associati, anche perché "in Europa la crescita è soprattutto conseguenza di dinamiche interne come recuperi di effecienza e produttività".
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