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Mercati: volatilità potrebbe ancora salire, cresce rischio default per banche sistemiche

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La paura domina i mercati, e lo

farà con ogni probabilità anche nelle prossime settimane, se non mesi. Questa
mattina quando i primi rumors sull’esito del referendum cominciavamo a
diffondersi fra i media, le performance degli asset azionari mondiali hanno
cominciato a registrare performance ampiamente negative.

Sul valutario è cominciata una fuga
senza precedenti dalla sterlina che in circa un’ora ha perso valore nei
confronti del dollaro, scendendo ai minimi dal 1985 a 1,3220 dollari. L’oro, per contro, ha subito un incremento
che ha condotto le quotazioni a circa 1320 dollari per oncia, massimo da oltre
un anno.

La volatilità si è diffusa rapidamente dalle valute alle borse
dove a guidare i ribassi sono stati, come ormai
consuetudine nel 2016, i mercati dei Paesi “periferici” come Spagna e Italia.
Il FTSE Mib ha passato la mattinata fluttuando in area 16.100 punti mentre l’Ibex
di Madrid scambiava nell’intorno dei 7.800 punti; per entrambi la perdita media
della seduta è stata il 10% circa, con qualche decimale in più a scapito del
listino spagnolo.

Analizzando la giornata odierna in termini di
volatilità anziché di performance, però, il livello di oggi non ha ancora
raggiunto i picchi di febbraio e giugno, quando era ancora incerto l’esito del
voto, ma si riteneva in vantaggio il fronte del “leave”. La volatilità sul
paniere Euro Stoxx 50, sintetizzata dall’indice VStoxx in figura, mostra
infatti che il livello toccato oggi è stato prossimo ai 35 punti circa, ancora
lontano dai 40 punti registrati nell’agosto del 2015 e sfiorati nelle settimane
scorse, quando il dibattito fra le due fazioni del referendum era ancora nel
vivo della campagna elettorale.  

Sul listino milanese l’apertura delle contrattazioni è
stata ritardata di qualche minuto perché gli operatori non riuscivano a far
incrociare domanda e offerta sui titoli per prezzare correttamente i titoli, i
quali sarebbero stati immediatamente oggetto di sospensioni dovute ai forti
ribassi. Particolarmente negativi gli scambi sui bancari, soprattutto su
UniCredit che viene considerata l’unica banca italiana a rilevanza sistemica,
per le sue attività di business a livello internazionale.

Nelle ultime settimane i rendimenti dei Credit Default
Swaps (CDS) aventi come sottostante UniCredit e la tedesca Deutsche Bank si
sono costantemente attestati su livelli più alti rispetto alla media di mercato
delle altre banche europee. Con l’esplosione della volatilità di oggi lo spread
di queste due attività finanziarie si è ulteriormente ampliato, arrivando a
217,18 punti per la banca italiana e a 204,26 punti per l’istituto
tedesco.  I numeri dei due colossi
bancari si confrontano con una media delle banche europee di circa 122 punti
base. 

Rimane quindi molto alta l’allerta per i mercati finanziari;
visti gli ampi spazi ancora a disposizione per una crescita della volatilità, le
probabilità di default per le banche cresceranno sensibilmente e la stabilità
del sistema finanziario europeo verrà messa a dura prova.