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Mercati: ecco vincitori e vinti del primo semestre, fattore cambio spariglia le carte

Va in archivio il primo semestre dell’anno con ritorni positivi sia sull’azionario che per i bond. A fare la voce grossa sono stati i mercati emergenti, mentre il petrolio segna …

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Azioni regine assolute nella prima metà dell’anno. Con oggi si chiude un nuovo semestre d’oro per i mercati con i mercati emergenti a fare la voce grossa, seguiti dalle principali Borse dei paesi sviluppati. Wall Street ha più volte aggiornato i propri livelli record con volatilità ridotta all’osso e anche l’Europa è salita con convinzione sostenuta da accelerazione economica, scatto in avanti degli utili societari e affievolirsi delle tensioni politiche.

A staccare tutti sono stati però i mercati emergenti protagonisti di un balzo di circa il 18% (Msci Emerging Markets). In generale l’azionario globale segna una crescita del 10% con Wall Street a +8% (S&P 500). In Europa crescita sopra la media per l’Ibex spagnolo (+13%), seguito a distanza da Piazza Affari che segna oltre +8%, così come il Dax di Francoforte.

La prima metà dell’anno ha visto muoversi bene anche il reddito fisso con ritorni superiori al 4% per l’obbligazionario globale nonostante il ritracciamento delle ultime sedute sull’acuirsi delle scommesse su un’accelerazione delle banche centrali verso un percorso di normalizzazione delle politiche monetarie.

Tra le materie prime maglia nera per il petrolio che segna un calo del 17% da inizio anno, mentre l’oro segna un +8%.

Performance principali asset class nel primo semestre 2017

Effetto valute: balzo euro/dollaro azzera i guadagni in euro

Il forte movimento sul mercato valutario, con l’euro/dollaro salito di oltre l’8 per cento, attestandosi nelle ultime sedute sui massimi a 14 mesi, condiziona non poco i ritorni di chi ha investito in mercati fuori dall’area euro. Un investitore domestico che ha puntato negli ultimi sei mesi su Wall Street si trova nella situazione di vedersi azzerare dall’effetto cambio del guadagno dell’8% dell’S&P 500. Stesso discorso per l’investimento in oro (quotato in dollari Usa). Una contromisura sarebbe stata quella di investire su Wall Street con strumenti che garantiscono una copertura valutaria come gli ETF currency Hedged che prevedono la copertura dell’effetto valuta.

 

Tapering BCE possibile fattore destabilizzante

Guardando alla seconda metà dell’anno, nell’ultima settimana si sono addensate nuove nubi circa l’operato delle banche centrali, Bce in primis. Bank of America Merrill Lynch, che fino ad oggi riteneva la Bce intenta per tutto l’anno a portare avanti una politica decisamente accomodante, ora vede l’elevato rischio di una prematura graduale normalizzazione della politica monetaria.

Di contro un sostegno importante potrebbe arrivare dalla forte crescita degli utili. Nell’area euro, la mediana della crescita degli utili per azione ha raggiunto il 13,5% per le società dell’EuroStoxx 300. Questo dato, corretto per gli effetti di cambio, è il migliore dal 2010. E i risultati sono stati ancora più favorevoli nell’universo delle small e mid cap. Dorval Asset Management, che fa capo a Natixis Global Asset Management e ha in gestione 1,8 mld di euro, prevede una prosecuzione di questa tendenza positiva nel 2018 e una crescita degli utili a due cifre in Europa.

C’è però il rischio che i prezzi scontino già questo contesto straordinario.  Il P/E mediano di Wall Street si attesta a 18,2x e quello dell’area euro è pari a 16,7x gli utili attesi per i prossimi 12 mesi: si tratta di livelli prossimi ai massimi storici. “Il divario fra l’Europa e gli Stati Uniti potrebbe ridursi ancora un po’ – rimarca Dorval AM – ma nel complesso il margine di manovra diventa molto limitato. Tuttavia, il premio di rischio delle azioni rispetto alle obbligazioni rimane favorevole, facendo apparire meno costose le azioni. I P/E dovrebbero quindi poter restare in prossimità dei livelli attuali, e i mercati azionari procedere in linea con l’incremento degli utili”.