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Mercati pagano dimissioni Cohn. A Piazza Affari Telecom non convince. FCA giù, Marchionne cauto su Geely

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Riferendosi agli investitori cinesi, Marchionne ha affermato che “non ne abbiamo bisogno” , sottolineando comunque che se il gruppo cinese facesse acquisti di azioni Fca in borsa questi “sarebbero graditi…”

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Azionario globale sotto tono, dopo la notizia delle dimissioni di Gary Cohn, top consigliere economico alla Casa Bianca, provocate dall’approccio sempre più protezionistico del presidente Trump verso il commercio globale. A Piazza Affari, il Ftse Mib riporta un trend al ribasso, dopo essere scivolato fino al minimo in sei mesi nelle ore successive al risultato delle elezioni politiche. Nel Day After seguito all’Election Day non c’è stata comunque nessuna situazione di panico sui mercati, anche se gli investitori hanno preso comunque di mira i titoli bancari e i BTP. Nella sessione odierna, l’attenzione è rivolta alle notizie societarie che vedono protagonista i conti e il piano di Telecom Italia. Piano che dà il via alla separazione della rete attraverso la creazione di una società ad hoc, controllata al 100%, ma piano che presenta anche target finanziari piuttosto conservativi. Il titolo sale, dopo il rally del 6% riportato alla vigilia, sulla scia della notizia del possibile ingresso nell’azionariato del fondo Elliott per contrastare la strategia di Vivendi, maggiore azionista di Telecom Italia.

FCA sotto pressione, dopo che l’AD Sergio Marchionne, riferendosi agli investitori cinesi, ha affermato che “non ne abbiamo bisogno” , aggiungendo comunque anche che, se il gruppo cinese facesse acquisti di azioni Fca in borsa, questi “sarebbero graditi. Non ho nulla in contrario, ma non sono io la persona cui fare questa domanda, bisogna chiedere agli azionisti”.

Indiscrezioni di stampa hanno riportato che i cinesi di Geely hanno presentato un’offerta per il gruppo Fca, ma alla fine non è stato raggiunto un accordo sul prezzo.

Focus sulle banche, con Intesa SanPaolo che sale di oltre mezzo punto percentuale dopo il giudizio di Barclays, che ha alzato il target price sul titolo da 3,5 a 3,65 euro, a fronte di un rating overweight. Occhio anche a Bper, sulla scia delle indiscrezioni secondo cui la Fondazione Carisbo sarebbe entrata nel capitale con l’1,3%.

Fuori dal listino occhio alle novità che riguardano Banca Carige.

Notizia di oggi è anche quella che vede protagoniste Poste Italiane e Anima Holding, che hanno sottoscritto gli accordi definitivi per il rafforzamento della partnership nel risparmio gestito.

Sul fronte spread BTP-Bund la situazione rimane sotto controllo: il differenziale rimane stabile attorno a 131 punti base, mentre sul forex, in questo contesto di incertezza sui mercati alimentato dalle dimissioni di Gary Cohn e dalle tensioni commerciali globali, trader e investitori preferiscono lo yen, che sale sul dollaro e l’euro.

Il dollaro sconta le preoccupazioni mondiali sulla direzione del commercio e anche sul trend della crescita, e il Dollar Index scende fino a 89,480, al minimo in due settimane. L’euro sale fino a $1,2421, al massimo in due settimane. I futures sull’oro viaggiano attorno a $1333 all’oncia.

Dominic Schnider, responsabile della divisione commodities e APAC FX presso l’unità di gestione patrimoniale di UBS lancia l’allarme protezionismo affermando che, a suo avviso, le commodities industriali dai metalli all’energia saranno colpite in modo negativo da quella che si confermerà “una profonda guerra commerciale”, mentre una tale prospettiva beneficerà le quotazioni dell’oro.

“Potremmo non assistere all’accelerazione della crescita globale a +4,1% attesa per quest’anno, e una decelerazione sarà negativa”. E “ciò che davvero sostiene i guadagni delle commodities sul fronte industriale è il momentum di crescita”.

Ragion per cui i mercati rimangono sull’attenti.