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Mercati nervosi in attesa del G20, deboli indicazioni dal settore hi-tech

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Mercati preda del nervosismo nella prima parte dell’ultima seduta della settimana.  I listini europei, dopo i ribassi nell’ordine dei 2 punti percentuali della vigilia, si muovono contrastati dopo i tentativo di rimbalzo in avvio di giornata.  Debole la chiusura della settimana borsistica per l’azionario asiatico con Tokyo in calo dell’1,92% sui timori relativi alla ripresa economica globale. Wall Street ha ceduto il passo ieri chiudendo sui minimi di giornata nonostante i dati lievemente sopra le attese degli ordini di beni durevoli di maggio (-1,1%). Hanno deluso alcune evidenze arrivate dal corporate Usa con i ricavi trimestrali di Nike che non hanno impattato con le attese e l’outlook 2011 di Dell anch’esso sotto le attese. Il terzo produttore al mondo di pc ha detto di aspettarsi un ritorno alla crescita dei ricavi e dell’utile operativo nell’esercizio fiscale 2011 dopo due anni di discesa. In dettagli i ricavi sono visti in crescita nel range 60,31-62,95 mld di dollari (+14/+19%). A Wall Street il titolo Dell ieri ha chiuso in calo del 6,44%. Nell’ultimo anno il valore in Borsa di dell è sceso del 5%, mentre i competitor IBM e HP hanno guadagnato nello stesso periodo oltre il 20%. Male anche Research In Motion (Rim). Il gruppo che produce il BlackBerry ha annunciato che i ricavi del primo trimestre sono saliti del 24%, attestandosi a quota 4,24 miliardi di dollari. Deluse le attese degli analisti pari a 4,35 miliardi. Per il secondo trimestre Rim si attende un giro d’affari compreso tra 4,4-4,6 miliardi di dollari.


Riflettori puntati oggi sul vertice del G8 in Canada a cui domani farà seguito la riunione del G20 con il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che vuole evitare che le politiche di rientro dal deficit frenino eccessivamente la ripresa. Ricca l’agenda del weekend canadese per le venti grandi potenze del pianeta: si spazierà dalle politiche di austerity al risanamento dei conti, fino alle nuove tasse su transazioni e istituzioni finanziarie. Pechino a inizio settimana ha invece smorzato le attese relative alle politiche valutarie con la People’s Bank of China che ha annunciato una maggiore flessibilità dello yuan alla luce della forza della ripresa economica cinese. Invece il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha rimarcato di voler evitare che le politiche di rientro dal deficit frenino eccessivamente la ripresa. Timori sulla ripresa palesati anche dalla Federal Reserve che ha accompagnato la decisione di lasciare ancora fermi ai minimi storici i tassi di interesse con la revisione dell’outlook economico deterioratosi a causa delle peggiori condizioni finanziarie, complice soprattutto la crisi del debito europea.