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I mercati e le economie internazionali affronteranno serenamente l’uscita dalle politiche monetarie espansive?

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Di seguito pubblichiamo un commento di mercato di Natixis Global Asset Management. Nell’analisi Philippe Waechter, Chief Economist della società di gestione, esprime la propria opinione in merito a quando la Fed  potrebbe cominciare a porre un freno alle misure di stimolo e a come queste decisioni potrebbero condizionare i mercati mondiali.

Quando Ben Bernanke, attuale presidente della Fed, rilascia una dichiarazione, i mercati stanno ad ascoltare – per poi reagire. Il 19 giugno, Bernanke ha delineato un programma, da attuare eventualmente nella seconda parte dell’anno, per il ridimensionamento da parte della Fed del piano di espansione monetaria, che oggi procede al ritmo di 85 miliardi di dollari al mese, che potrebbe terminare intorno alla metà del 2014. Il cosiddetto “tapering” potrebbe avere inizio nel caso in cui la crescita statunitense fosse in linea con le previsioni. A queste dichiarazioni è seguito un rialzo dei tassi d’interesse dei titoli di stato e una forte correzione dei mercati azioanri globali.

Cosa dobbiamo attenderci da qui in avanti?

“Il dibattito sulla fine del quantitative easing e le decisioni dei vari governatori centrali condizioneranno ancora l’andamento dei mercati internazionali, causando una certa volatilità – afferma Antonio Bottillo, Amministratore Delegato per l’Italia di Natixis Global Asset Management. E’ necessario, quindi, guardare oltre i movimenti di breve periodo e focalizzarsi sui trend di lungo termine. Con i tassi ai minimi storici, appare, infatti, chiaro che ci troviamo all’inizio di un percorso di tassi di interesse in rialzo, anche se tempi e modalità non sono prevedibili con certezza. L’approccio alla componente obbligazionaria dei portafogli va dunque ripensato e rivisto in base a questa prospettiva, in modo da costruire portafogli in grado di navigare attraverso diverse fasi di mercato”.

Secondo Philippe Waechter, Chief Economist Natixis Asset Management, la decisione della Fed di ridurre i propri acquisti di asset, maturata negli incontri di giugno, non dovrebbe sorprendere. Questa manovra andrebbe a porre gradualmente fine al quantitative easing (QE) avviato dalla Fed nel dicembre del 2008 per mantenere bassi i tassi d’interesse e stimolare l’economia a seguito della crisi finanziaria. Waechter non si meraviglierebbe affatto se l’uscita dalle politiche monetarie espansive cominciasse già durante il mese di settembre. Tuttavia, sottolinea che i cambiamenti di strategia da parte delle maggiori banche centrali sono quasi sempre ritenuti troppo frettolosi da parte dei mercati.

Waechter ritiene che l’obiettivo dell’annuncio della Fed sia quello di adottare un approccio a due fasi al fine di evitare l’adozione di misure di emergenza che potrebbero pesare eccessivamente sui mercati globali. “Durante la prima fase, allo scopo di attenuare l’impatto dei cambiamenti di strategia, Bernanke ha chiaramente indicato che gli acquisti di asset saranno ridotti, probabilmente a partire dall’autunno. Gli acquisti cesseranno quando il tasso di disoccupazione scenderà al 7%, cioè verso la metà del 2014, secondo la previsione della Fed. Si entrerà nella seconda fase quando il tasso di disoccupazione sarà sceso al 6,5%. A quel punto la Fed potrebbe aumentare il proprio tasso di interesse di riferimento a breve termine (il Fed funds rate, ndr)”.

Nel complesso, Waechter ritiene che la chiusura di questo periodo di politica monetaria estremamente accomodante richiederà probabilmente almeno due anni. Va da sé che lo scenario sottostante che alimenta il nuovo approccio della Fed è basato sull’ipotesi di un graduale ritorno dell’economia statunitense ad una situazione di maggior equilibrio.