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Mercati in profondo rosso tra fondi in crisi e oro a 1000 dollari

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Fondi in difficoltà, avvisaglie sempre più marcate di recessione negli Usa, nuovi record di oro e petrolio. E’ un mix letale quello che sta impattando oggi sulle Borse, tutte in calo di oltre il 2% in Europa e negative in apertura anche negli Stati Uniti, con i maggiori indici in flessione di oltre l’1 per cento.


A Milano gli indici si muovono attualmente sui minimi di giornata, con l’S&P/Mib che cede il 3% a 31541 punti e il Mibtel in calo del 2,65% a 24168 punti. Penalizzati soprattutto i bancari, con Unicredit che arretra di oltre 7 punti percentuali. Spicca in positivo solo Telecom Italia, in rialzo di oltre 6 punti percentuali. Ma i bancari sono sotto pressione in tutto il continente. Lo stoxx di settore è di gran lunga il peggiore, con una flessione del 3,9%. Il Dax tedesco perde il 2,64%, il Cac40 il 2,72% e il Ftse100 britannico il 2,11%.

Una prima scossa è venuta questa mattina dall’annuncio del fondo Carlyle Capital che ha chiarito di non aver raggiunto un accordo con i suoi creditori sulle condizioni per il rientro dei margini di garanzia dei finanziamenti. Un evento che, secondo l’opinione di un operatore contattato da Finanza.com, “crea aspettative di altri problemi” . “Si tratta di un player importante – ha proseguito – un player che creava liquidità e che oggi la distrugge. Il mercato pensa che siamo nella fase più cruda, con piccole richieste di capitale che portano all’uscita dal mercato”.


Niente di buono è arrivato anche dal fronte macroeconomico. In febbraio le vendite al dettaglio negli Stati Uniti hanno mostrato una contrazione dello 0,6% e anche al netto delle vendite di auto dello 0,2%. Si tratta di valori nettamente al di sotto delle stime di mercato che prevedevano rispettivamente un +0,3 e un +0,2% e si tratta soprattutto di una nuova prova a favore della tesi di un’escursione in negativo del tasso di crescita del Pil Usa nel primo trimestre dell’anno. I consumi privati rappresentano infatti circa il 70% del prodotto interno statunitense.


Le scommesse su un indebolimento dell’economia Usa si giocano soprattutto sul mercato valutario, dove il biglietto verde ha toccato oggi il livello più basso degli ultimi 12 anni contro yen e dove l’euro è salito a un nuovo massimo storico, portandosi sopra gli 1,56 dollari. Analogamente cresce la domanda di beni considerati rifugio come petrolio e oro. Il greggio è salito stanotte sopra i 110 dollari per barile, l’oro invece poco più di mezz’ora fa ha toccato per la prima volta nella storia i 1000 dollari per oncia.