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Mercati in codice rosso, crollano dollaro e Treasuries. Pechino minaccia alt acquisto bond Usa

Lo strategist: “Se le indiscrezioni saranno confermate e la Cina non considererà più i Treasuries una opzione appetibile, le ripercussioni potrebbero essere significative”.

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Alta tensione sui mercati mondiali dei bond, con i trader che scommettono sulla fine del mercato toro per i Treasuries Usa. Un mercato toro che dura da ben trent’anni.

Già alla vigilia Bill Gross, ex Pimco e ora gestore di fondi per Janus Henderson Investors, aveva decretato la fine della fase bullish per i titoli di stato Usa.

Il colpo di grazia è arrivato oggi dalla Cina.

E’ così codice rosso nei mercati obbligazionari Usa dopo la nota di Bloomberg, che ha riportato che “alcuni funzionari cinesi, responsabili di monitorare gli investimenti del paese nel forex, hanno raccomandato di ridurre o addirittura interrompere gli acquisti dei Treasuries Usa, stando a fonti vicine al dossier”.

Il crollo dei Treasuries Usa si accompagna al balzo dei tassi decennali, che volano al 2,592%, testando il record in 10 mesi; occhio anche ai tassi dei bond a due anni, che balzano al massimo dalla crisi finanziaria, attorno all’1,985%.

Alla base della decisione della Cina di rivedere gli acquisti dei bond, ci sarebbero motivazioni di carattere finanziario, ma non solo.

Il principale detentore al mondo del debito americano reputerebbe da un lato i bond sovrani Usa meno attraenti rispetto ad altri asset; l’impressione di diversi analisti, tuttavia, è che lo stop paventato agli acquisti dei titoli potrebbe essere piuttosto una vendetta di natura prettamente geopolitica, viste le tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti.

Gli acquisti di Treasuries si confermano così l’arma che Pechino è pronta a sfoderare per rimettere in riga Trump, in un contesto che da un bel po’ viene definito di Guerra Fredda tra le due potenze mondiali.

Nel mese di dicembre era stata la stessa Pechino a utilizzare l’espressione, invitando Washington ad accantonare “l’atteggiamento da Guerra Fredda”.

Il presidente americano può alzare anche la voce con Pechino, ma alla fine sa che la Cina ha nel suo arsenale un’arma finanziaria potente, capace di mettere al tappeto l’intero mondo della finanza – con conseguenze inimmaginabili sui fondamentali economici – made in Usa, e dunque, per l’effetto domino innegabile, del mondo intero.

Gli ultimi dati del dipartimento del Tesoro Usa, relativi al mese di ottobre, confermano di fatto che la Cina rimane il principale detentore estero del debito Usa, con una esposizione sui Treasuries pari a $1,189 trilioni.

Basta questo dato a far tremare gli investitori e i trader di tutto il mondo. Basterebbe una mossa, e lo sanno tutti da molto tempo, e i bond sovrani americani diventerebbero carta straccia.

Capitola intanto anche il dollaro, che nei confronti dello yen scivola di oltre 1 punto percentuale, accelerando al ribasso e scendendo fino a JPY 111,30, al minimo in sei settimane, ovvero dallo scorso 28 novembre.

Il pesante sell off che si abbatte sul dollaro sostiene le quotazioni dell’euro, che avanza di oltre mezzo punto percentuale, riagguantando e superando la soglia di $1,20.

La sterlina si rafforza anch’essa sul dollaro, oscillando attorno a $1,3555, e l’avversione al rischio zavorra il rapporto euro-yen, che cede più di mezzo punto percentuale a JPY 133,75.

Dollaro KO anche nei confronti del franco svizzero, a CHF 0,9780.

E il Dollar Index, che monitora il trend della valuta americana nei confronti di un paniere delle sei principali valute a livello globale, cede lo 0,60% circa, a 91,99 punti.

E mentre ad essere attaccata dalle vendite è anche Wall Street, gli strategist iniziano a fare il punto della situazione. Così Craig Erlam, strategist della divisione forex di Oranda:

“Se le indiscrezioni saranno confermate e la Cina non considererà più i Treasuries una opzione appetibile, le ripercussioni potrebbero essere significative. Un cambiamento potrebbe tradursi in una notevole pressione al rialzo sui rendimenti Usa, che avrebbe l’effetto di una stretta monetaria sugli Stati Uniti”.