Mercati: il governo cinese apre alla speculazione in Borsa

Inviato da Redazione il Mar, 18/04/2006 - 10:24
Quasi un anno di paralisi obbligata. Nel maggio del 2005, il cattivo andamento della Borsa cinese e l'effetto negativo imputabile alle operazioni di privatizzazione delle public companies per un valore complessivo di 200.000 milioni di dollari, avevano determinato un blocco delle vendite di azioni al pubblico. Per far fronte alla crisi, il regolatore sta puntando sulla possibile introduzione di una serie di misure innovative: il collocamento di pacchetti azionari, l'ampliamento dell'offerta riservata agli investitori istituzionali, e le Opv.

Il governo cinese, alle prese con un depresso mercato mobiliare che non riflette l'esplosione economica del paese, consentirà un maggior grado di speculazione nei mercati finanziari. La Commissione nazionale dedita alla regolamentazione dei mercati finanziari, ha pianificato la selezione di cinque società di intermediazione che potranno effettuare operazione di acquisto/ vendita a credito. Si tratta di un passo avanti nel lento processo di liberalizzazione dell'industria ' finanziaria' in Cina, che aprirà le porte alle pratiche speculative associate a questo tipo di investimenti.

La misura è stata annunciata dopo aver verificato la necessità di accompagnare la crescita economica con quella del finanziamento diretto delle operazioni realizzate sui mercati finanziari. Ricordiamo che tra il 1999 e il 2001, il governo aveva deciso di limitare la conversione di titoli non negoziabili in titoli quotati.

Il piano è ancora nella fase embrionale, ma è già stato presentato ai responsabili delle principali Borse del paese ( quelle di Shanghai e Shenzen). Il programma pilota prevede una partenza trainata da cinque operatori, che potrebbero ben presto diventare otto o dieci. Il provvedimento dovrebbe - nelle intenzioni del legislatore - riattivare il mercato azionario domestico, liberandolo dal monopolio dei collocamenti delle grandi compagnie.

Nel periodo 2001- 2005, la Borsa cinese è stato il peggiore dei grandi mercati azionari internazionali, chiudendo il 2005 sui valori più bassi sperimentati dal 1998. Nello stesso periodo ( 2001- 2005), gli indici dei principali mercati azionari internazionali sono cresciuti in media del 35%.

Le operazioni a credito consistono nell'acquisto di titoli di rischio con l'esborso di una quota parte dell'ammontare totale dell'operazione. Per esempio, un investitore acquista un milione di euro in azioni di una società ma versa soltanto il 10% della quantità dovuta. Impegnandosi a versare la restante parte nel momento in cui deciderà di vendere i titoli. Le vendite a credito seguono il processo inverso.

L'operatore colloca sul mercato azioni che non ha, ma che ha chiesto in prestito ad una società specializzata, e si impegna a restituirle ( inclusi gli interessi) dopo un certo lasso di tempo. Gli acquisti a credito servono per speculare sul rialzo dei listini azionari. Le vendite a credito vengono utilizzate per cercare di fare profitti nei periodi negativi per le Borse.

Questi meccanismi, pane quotidiano nei mercati finanziari occidentali, vengono utilizzati dagli speculatori per realizzare investimenti che vanno molto al di là delle proprie potenzialità. E' ovvio che tali meccanismi comportano una crescita parallela della dinamicità dei mercati e del livello di rischio. La Cina sta pianificando la costituzione di una società, chiamata China Securities Finance, che garantirà l'erogazione dei flussi di credito necessari a sostenere la pratica. Infine, la Commissione nazionale per la regolamentazione dei mercati finanziari ha proposto che le società possano chiedere denaro direttamente alle banche. A cura di www.fondionline.it
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