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Mercati finanziari: tre interrogativi da prendere in considerazione per investire nel 2014

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Come di consueto, gli investitori, gli analisti e gli osservatori del mercato analizzano l’anno appena iniziato cercando di prevedere cosa accadrà. Di seguito pubblichiamo la visione di Per Mark Burgess, Chief Investment Officer di Threadneedle Investments. Secondo l’esperto  vi sono tre interrogativi da prendere in considerazione in fase di investimento per il 2014: la crescita si affermerà nei paesi sviluppati? Il tapering, l’aumento dei rendimenti obbligazionari e l’apprezzamento del dollaro statunitense metteranno a dura prova i mercati emergenti come è accaduto la scorsa estate? L’ultimo interrogativo riguarda le prospettive degli utili societari: a detta di Burgess, affinché i mercati azionari registrino ulteriori rialzi è assolutamente necessario che gli utili societari accelerino.

Dopo le vacanze di Natale sui mercati non è cambiato quasi nulla rispetto a dicembre. La propensione al rischio degli investitori è elevata, la liquidità scorre liberamente e i mercati creditizi sono attivi, senz’altro per quanto riguarda le nuove emissioni. Come di consueto, gli investitori, gli analisti e gli osservatori del mercato analizzano l’anno appena iniziato cercando di prevedere cosa accadrà. Mi rendo conto che occorre prendere in considerazione tre interrogativi collegati tra loro.

La crescita si affermerà nei paesi sviluppati? Negli Stati Uniti e nel Regno Unito la crescita economica sembra acquisire un certo dinamismo. Negli Stati Uniti l’impatto della stretta fiscale dello scorso anno è ormai superato, la crescita accelera e la creazione di posti di lavoro appare sostenuta. Il sistema finanziario collabora con un sistema bancario altamente patrimonializzato che eroga credito all’economia reale. Si potrebbe obiettare che non potrebbe essere altrimenti, dal momento che gli effetti del QE sono ancora molto evidenti e che i piani di stimolo statunitensi proseguono al ritmo di 75 mld di USD al mese. Tuttavia, la situazione dell’economia statunitense appare favorevole per il 2014 e per gli anni successivi.

Anche nel Regno Unito la crescita sta mettendo radici nell’economia britannica, che probabilmente nella seconda metà del 2014 registrerà l’espansione più vigorosa in Europa. Anche in questo caso la creazione di nuovi posti di lavoro nel settore privato appare estremamente sostenuta, gli indicatori anticipatori segnalano tutti una crescita vigorosa e, sulla base dell’attuale tendenza, alla luce della solidità del mercato immobiliare nel Sud-Est, per quest’anno si potrebbe ipotizzare un aumento dei tassi d’interesse che attualmente non è scontato dai mercati.

Anche in Europa tutti gli indicatori anticipatori (con la possibile e significativa eccezione della Francia) stanno diventando positivi. Persino la Spagna sembra finalmente riemergere dopo anni di austerità. I mercati delle obbligazioni dei paesi periferici sono in piena attività dall’inizio dell’anno, grazie alla netta diminuzione dei rendimenti obbligazionari e dei rischi estremi. La principale conseguenza di un contesto di crescita globale più solido è la progressiva normalizzazione delle misure di politica monetaria, con il conseguente aumento dei tassi a lungo e, successivamente, a breve termine (come già menzionato in riferimento al Regno Unito). Ciò ha molteplici ripercussioni, non ultima quella di incrementare i costi di finanziamento per i governi e i consumatori altamente indebitati e ostacolare tutte le tipologie di investitori obbligazionari. Inoltre, in questo scenario è molto plausibile un apprezzamento del dollaro USA.

Il tapering, l’aumento dei rendimenti obbligazionari e l’apprezzamento del dollaro statunitense metteranno a dura prova i mercati emergenti come è accaduto la scorsa estate? È possibile che la turbolenza che ha coinvolto i mercati emergenti e il debito emergente lo scorso anno sia stata la prima avvisaglia di un crollo generalizzato che si verificherà nei prossimi mesi. Da quel momento in poi sono rimasti sotto pressione soprattutto i paesi indebitati più dipendenti dai finanziamenti esterni. Lo scorso anno i mercati azionari e obbligazionari emergenti hanno conseguito le performance più negative, sebbene le azioni abbiano registrato una sorta di rimbalzo nella seconda metà del 2013.

Le difficoltà della regione non sono state alleviate dal nuovo governo cinese, che sembra intenzionato a contenere l’esplosiva erogazione di credito agevolata dal sistema bancario ombra. Ciò ha ulteriormente minato la fiducia degli investitori, al pari della prospettiva di un apprezzamento del dollaro. Tuttavia, se la regione riuscirà a sopportare una politica monetaria statunitense più restrittiva (o se non altro meno espansiva), il suo valore reale inizierà ad emergere. I rendimenti obbligazionari sono nettamente aumentati e i rapporti prezzo/utili (P/E) delle azioni sono molto più bassi rispetto a quelli dei paesi sviluppati. Prima o poi la regione diverrà interessante. Per il momento attenderemo alcuni segnali di stabilità prima di prendere in considerazione un aumento dell’esposizione.

L’ultimo interrogativo riguarda le prospettive degli utili societari. Negli ultimi due anni i mercati azionari hanno senz’altro registrato performance straordinarie: l’S&P 500 ha guadagnato il 50%, il FTSE All-Share oltre il 33% e l’MSCI World index è salito di più del 40%. Gli utili societari sono aumentati, ma questa crescita non è neppure lontanamente paragonabile a quella dei mercati azionari, pertanto il rendimento delle azioni è stato sostenuto da una rivalutazione alimentata dall’aumento della fiducia nonché dalle continue misure di stimolo e dalle immissioni di liquidità della banca centrale.

Affinché i mercati azionari registrino ulteriori rialzi, è assolutamente necessario che gli utili societari accelerino, segnando il ritmo della corsa. Se ciò non avverrà, è improbabile che le borse compiano ulteriori progressi. Ma tornando alla nostra prima domanda e partendo dal presupposto che l’espansione globale riesca a radicarsi, non vi è motivo di dubitare che ciò fornirà il contesto perfetto per la crescita degli utili societari, sebbene occorra essere consapevoli dell’impatto dell’aumento dell’occupazione sui margini, alla luce dei loro livelli elevati.

Per il momento monitoriamo attentamente questi tre aspetti: le prospettive di crescita, il possibile impatto della normalizzazione della curva dei rendimenti sui mercati emergenti e la possibilità che la crescita economica globale si traduca in un aumento degli utili societari. 

Vi è un ultimo fattore da prendere in considerazione. Anche se nella memoria della maggior parte degli investitori essa appare molto più vicina, dalla crisi finanziaria globale sono passati quasi sei anni. Analizzando i cicli passati, la storia suggerisce che siamo più vicini all’inizio della prossima crisi che a quella precedente. Speriamo che non sia così!