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Mercati: evento storico condiziona la giornata dei mercati, bancario sotto assedio a Milano

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Quella di oggi è stata una seduta epocale che verrà ricordata nel futuro come il “venerdì della Brexit”. I cittadini della Gran Bretagna hanno espresso il loro verdetto, lasciare l’Unione Europea e quindi avere l’indipendenza dal governo di Bruxelles.

Inevitabilmente la giornata dei mercati finanziari è stata indirizzata dall’evento a partire già dalla notte, quando i primi exit poll davano in vantaggio il fronte dell’Exit. Il mercato delle valute ha risentito per primo del contraccolpo, con la sterlina che ha immediatamente subito il deprezzamento maggiore dal 1985, quel “venerdì nero” in cui la divisa britannica fu sganciata dal serpente monetario dello SME.

La reazione è stata immediata da parte degli investitori che si sono spostati sugli asset ritenuti più “protettivi”: l’oro è schizzato sui massimi dal 2015 a 1320 dollari per oncia e il Bund ha fatto registrare un nuovo minimo storico intorno alle 08:30 portando lo spread temporaneamente a 172 punti base.

Le oscillazioni di prezzo sono state molto ampie nelle pre-aperture dei mercati europei, che hanno riscontrato non poche difficoltà nel fare prezzo. Infatti gli operatori hanno avuto vita non facile nel far incontrare l’elevatissimo volume di ordini che perveniva sul mercato e molti titoli sono stati ammessi alle contrattazioni con ritardo per evitare situazioni di sell off e sospensioni a raffica dalle contrattazioni.

In questo quadro i mercati europei hanno passato una seduta di passione, soprattutto i titoli bancari che hanno subito perdite double digit e hanno visto crescere la loro rischiosità sistemica. In chiusura l’indice londinese FTSE 100 ha registrato 6.163,45 punti lasciando sul terreno il -2,33%. La flessione è stata mitigata grazie alla diversificazione che caratterizza il listino di Londra, oltre che dal beneficio apportato dalla svalutazione della sterlina per le moltissime società britanniche esportatrici di beni.

Più pesante la situazione per i periferici, dove i sistemi finanziari verranno messi a dura prova dall’evento odierno. Il FTSE Mib chiude a -12% a 15.807,24 punti, in compagnia dell’Ibex a 7.852,1 punti crollato del 11,63 per cento.

Sul listino milanese le vendite si sono concentrate, come detto, sul bancario ed in particolare sugli istituti a rilevanza sistemica come UniCredit -22,76% a 2,10 euro e Intesa SanPaolo -22,49% a 1,75 euro. Male anche le popolari con Bper che ha lasciato sul parterre il 23,31% del suo valore e Bpm che segna il -22,78% in chiusura.