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Mercati emergenti: S&P’s non prevede stabilizzazione dei rating nel 2016

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Il 2015 è stato un anno di sofferenza per i mercati emergenti,
schiacciati tra il rallentamento della Cina, la discesa dei prezzi delle

materie prime e l’attesa del primo rialzo dei tassi di interesse da
parte della Federal Reserve. Le agenzie di rating sono intervenute più
volte sul rating sovrano di questi Paesi e probabilmente interverranno
ancora nel 2016

Nel 2015 molti Paesi emergenti sono
finiti sotto pressione. Hanno subito il rallentamento della Cina, la
discesa dei prezzi delle materie prime e il riflesso dell’atteso rialzo
dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve. Molti di questi
paesi hanno debito espresso in dollari e il loro debito costerà di più.
Tutti motivi che hanno giustificato revisioni al ribasso del rating o
dell’outlook, come è avvenuto per Russia e Brasile il cui giudizio di
merito sul debito sovrano è stato retrocesso a “spazzatura”. Secondo gli
analisti di S&P’s il processo è destinato a proseguire nel 2016.

“Le
indicazioni sono che le azioni di revisione al ribasso dei rating
potrebbero continuare a superare quelle al rialzo” recita un report
visionato da Finanza.com. Un’affermazione fondata sulla distribuzione
degli outlook dei Paesi emergenti. “Su venti governativi emergenti con
il più alto indebitamento commerciale, sei hanno un outlook negativo e
solo tre positivo per quanto riguarda il lungo termine”. Del primo
gruppo fanno parte, oltre a Brasile e Russia, il Sudafrica, la Turchia,
il Venezuela e il Libano mentre nel secondo rientrano Indonesia,
Pakistan e Polonia. Il trend negativo partito a metà 2011 potrebbe
quindi proseguire.
Quali sono i rischi maggiori?
Sono tre i rischi a cui i Paesi emergenti si trovano esposti? S&P’s ne ha individuati tre:

  1. La
    possibilità di un rallentamento cinese più rapido di quanto previsto.

    “Anche se le autorità della Repubblica popolare sembrano avere la
    volontà e le capacità per prevenire un crollo, un hard landing sul medio
    termine impatterebbe i paesi più dipendenti dal comparto materie prime e
    quelli più legati alla Cina”. Sudafrica, Cile, Perù, Malesia, Colombia,
    Russia, Tailandia, Brasile e Indonesia ricadono in questa categoria
    mentre Turchia e India potrebbero addirittura beneficiare di un rapido
    rallentamento della Cina.
  2. La necessità di passare da una
    crescita sostenuta dal credito a una strategia di sviluppo sostenibile.
    Da questo punto di vista, secondo le analisi di S&P’s, i più
    vulnerabili appaiono Turchia, Venezuela e Cina, seguiti da Russia e
    Argentina. I meno vulnerabili sono il Sudafrica, le Filippine, la
    Polonia, il Cile e l’Egitto.
  3. Il rischio di diminuzione
    della liquidità internazionale con il rialzo dei tassi negli Stati
    Uniti.
    Un rialzo nei tassi di interesse globali avrebbe i maggiori
    effetti su Turchia, Libano e Venezuela. Relativamente al sicuro
    sarebbero invece le Filippine, la Cina, la Russia, il Brasile e il Perù.

I rating sovrani attuali e l’outlook attribuito dagli analisti di S&P’s ai Paesi emergenti