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Mercati emergenti: rally azioni Cina non conosce soste tra avvicinarsi accordo su dazi e decisione Msci

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Azioni cinesi sempre più a ruba. L’annuncio di MSCI di quadruplicare il peso delle A-shares cinesi nei sui indici ha dato nuova linfa al rally dei maggiori indici cinesi che da inizio anno si segnalano tra i migliori a livello globale con balzi superiori al 21% per  CSI 300 e Shanghai Composite, con quest’ultimo che risulta il migliore tra i maggiori indici globali ytd. La scorsa settimana è stata la migliore dal 2015 per il CSI 300 con un saldo di +6,5%. A dare linfa al rally del Dragone contribuiscono anche i segnali di distensione tra Usa e Cina con le ultime indiscrezioni del Wall Street Journal che vedono Pechino disposta ad abbassare i dazi doganali e altre restrizioni applicate sui prodotti agricoli, chimici, sulle auto e altri beni americani che importa. Washington, dal canto suo, sarebbe disposta a rimuovere quasi tutte le sanzioni che ha comminato contro i prodotti cinesi a partire dall’anno scorso. Il d-day per l’incontro finale sarebbe il prossimo 27 marzo. 

 

L’MSCI settimana scorsa ha reso noto che l’incidenza delle azioni cinesi nei suoi benchmark sarà quadruplicata dal 5% al 20%. Con questa mossa, più di $80 miliardi di nuovi flussi di investimenti stranieri potrebbero essere dirottati verso la Cina.

Il peso delle azioni sarà aumentato gradualmente in tre fasi, che si concretizeranno a maggio, agosto e novembre di quest’anno. Contestualmente, sarà aumentata anche la presenza delle azioni mid-cap cinesi nei listini azionari dei mercati emergenti. Alla fine di questo processo, l’incidenza dei titoli nell’indice di riferimento degli emergenti, l’MSCI Emerging Market Index, salirà dallo 0,7% attuale al 3,3%. Ciò significa che l‘MSCI Emerging Markets Index includerà a processo ultimato 253 azioni cinesi di classe A large-cap e 168 di mid-cap azioni A.

Aumento del peso cinese negli indici MSCI e cosa significa per gli investitori 

La decisione di MSCI di quadruplicare il peso delle azioni cinesi di classe A nei suoi maggiori indici ha degli importati risvolti per gli investitori globali. Greg Kuhnert e Wenchang Ma, co-Portfolio Manager del fondo Investec GSF All China Equity, elencano 4 punti chiave:

Quadruplicato il peso delle azioni cinesi di classe A. MSCI ha annunciato che quadruplicherà il peso delle azioni cinesi di classe A nei suoi principali benchmark, passando dal 5% al 20% nel corso del 2019. Ciò avviene a un solo anno di distanza dalla prima inclusione di 233 titoli large cap cinesi onshore nei suoi indici. Questa decisione supera le aspettative del mercato sul ritmo e l’entità dell’inclusione. Inoltre FTSE Russell avvierà un’inclusione graduale a partire da giugno 2019, che porterà le A-shares cinesi a rappresentare il 5,5% del suo indice sui mercati emergenti.

Per dare l’idea della dimensione di questo cambiamento per gli investitori globali, le A-shares rappresentano attualmente circa lo 0,8% sia dell’indice Asia Pacific ex Japan, sia di quello dei Emerging Markets, e lo 0,1% del più ampio indice MSCI All Country World. Alla luce di quest’ultima mossa, se incluse completamente, le A-shares cinesi peseranno oltre il 16% nell’indice MSCI Emerging Markets e oltre il 20% nell’indice Russell Emerging Markets. I mercati azionari cinesi onshore e offshore rappresenteranno insieme oltre il 40% e il 50% dei due indici, rispettivamente.

 

Cosa comporta questo per gli investitori globali? Sebbene sempre più investitori, sia istituzionali che retail, stiano considerando allocazioni strategiche sulla Cina, essi rimangono sottopesati nonostante gli sforzi portati avanti per aprire i mercati dei capitali e rendere più facile l’investimento in Cina. Nonostante strumenti come l’Hong Kong-Shanghai Stock Connect abbiano permesso agli investitori stranieri di svolgere un ruolo sempre più importante sul mercato delle azioni di classe A, la loro partecipazione è ancora molto bassa: secondo una recente indagine, al momento gli investitori esteri detengono solo il 3% di tutte le A-shares.

E’ molto probabile che la situazione cambi nei prossimi anni, dato che i fornitori di indici globali stanno gradualmente includendo le azioni A nei benchmark regionali e globali. Data l’importanza strategica della Cina, l’attraente potenziale di crescita di lungo termine, la crescente inclusione negli indici e i vantaggi della diversificazione, a nostro avviso l’allocazione degli investitori globali sul secondo mercato azionario mondiale crescerà nel tempo. L’aumento della partecipazione degli investitori stranieri dovrebbe contribuire a ridurre la volatilità del mercato e a migliorare la determinazione dei prezzi sul mercato delle azioni di classe A.

 

La diversità delle A-shares. In primo luogo, le A-shares sono scambiate in renminbi. Inoltre, differiscono dagli strumenti tradizionali utilizzati dagli investitori internazionali per accedere al settore azionario cinese (azioni B e H, red chips, P chips e ADR) sia per il tipo di società che rappresentano che per la loro base di investitori. Infine, l’asset class – in virtù dei titoli quotati sul mercato onshore – privilegia settori focalizzati sul mercato domestico, come quelli dei consumi, dell’healthcare, dei materiali e degli industriali. Un altro importante aspetto di differenziazione deriva dalla notevole differenza nella base di investitori interessati alle A-shares. Essa è costituita principalmente da investitori retail, il che significa che il mercato reagisce agli eventi finanziari e alle informazioni in modo diverso rispetto ai mercati con una maggiore presenza di investitori istituzionali. Complessivamente l’81% dei volumi delle azioni di classe A proviene da investitori retail, quasi tre volte quello delle azioni di classe H quotate offshore.

 

Opportunità e i rischi. Quando si tratta di valutare i singoli titoli, valutazioni ragionevoli sono di norma un buon punto di partenza. In effetti, dopo l’ampia correzione del 2018, in Cina sono emerse numerose opportunità. Riteniamo che gli utili saranno il motore principale dei rendimenti nel corso dell’anno. L’evidenza suggerisce che le aziende di qualità con valutazioni interessanti, momentum operativo in crescita e oggetto di sempre maggiore attenzione degli investitori tendono a sovraperformare nel lungo termine e questo rimane il quadro di riferimento per la nostra selezione dei titoli.

Chiaramente, il mercato azionario cinese è esposto a rischi a breve e medio termine, soprattutto per quanto riguarda l’attuazione delle politiche e il riequilibrio delle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Mentre non possiamo predire come le decisioni geopolitiche possano influenzare lo scenario nel breve termine, riteniamo che nel lungo periodo una strategia d’investimento coerente, incentrata sull’identificazione di idee ad alta convinzione, con un approccio bottom-up, sia il modo migliore per fornire ai nostri investitori rendimenti di lungo periodo corretti per il rischio.