Mercati 'Emergenti': dubbi e possibilità di tenuta (fondionline.it)

Inviato da Redazione il Lun, 26/06/2006 - 10:24
La formulazione di una risposta a questa domanda non è operazione semplice. Tuttavia, tutti gli investitori in possesso di un minimo di esperienza non dovrebbero reagire con sorpresa e incredulità a quel che si è verificato sui listini azionari a partire dallo scorso 10 maggio: inizio di un periodo di turbolenza caratterizzato da un'impennata della volatilità e da sensibili cadute sui principali indici Emergenti. Il forte rialzo registrato negli ultimi due anni è stato di portata e continuità tale da aspettarsi una correzione prima o poi. In realtà, i movimenti che sono in grado di scuotere con violenza i mercati Emergenti si erano già rivelati con chiarezza nel mese di ottobre del 2005, quando gli indici di riferimento dei principali mercati europei e statunitensi hanno incassato perdite comprese tra il 2% e il 3%, mentre gli Emergenti registravano cadute di portata doppia o tripla.

Da allora abbiamo assistito a sei mesi di rialzi consecutivi e flussi crescenti di denaro diretti verso le Borse in generale, e indirizzati ai listini Emergenti in particolare. Secondo i dati diffusi da Lipper sui flussi di patrimonio dell'industria del risparmio gestito nel Vecchio Continente, i fondi azionari hanno capeggiato la classifica delle sottoscrizioni, accumulando un sensibile vantaggio sulle altre grandi categorie di fondi. L'analisi dei flussi di sottoscrizioni è una variabile importante per valutare l'approccio adottato dagli investitori per entrare in un mercato in forte ascesa. Gli elevati flussi di investimento diretti verso le categorie di fondi - spesso di dimensioni patrimoniali ridotte - azionari concentrati sui listini emergenti globali ed europei, hanno contribuito ad abbassare la percezione del rischio nell'animo degli investitori.

Basta dare una rapida occhiata al trend delle sottoscrizioni, per rendersi conto che nel bimestre febbraio- marzo i fondi appartenenti alla categoria 'Azionari Emergenti globali' hanno toccato livelli di raccolta (2.000 milioni di euro di sottoscrizioni nette in Europa) simili a quelli che hanno interessato categorie di fondi che si occupano di mercati molto più maturi e importanti ( Azionari Europa e Azionari Internazionali). Non sono pochi gli investitori professionali che interpretano come un segnale di un'imminente correzione l'ingresso in massa dei piccoli investitori in strumenti di investimento ad alto rischio

In questa occasione, questa teoria ha funzionato alla perfezione, visto che le cadute sperimentate dopo il 10 maggio sono state devastanti, in particolare per gli investitori che hanno deciso di entrare nei mesi che le hanno precedute. Diverso è il caso dell'investitore che si avvicina ai mercati Emergenti con un'ottica temporale di medio- lungo periodo: in quest'ultimo caso, le perdite sono state più che compensate dai forti guadagni accumulati negli ultimi anni.

La perdita media in euro per i fondi commercializzati in Europa che investono nelle diverse aree Emergenti, non è lontana dal 20%. Le perdite hanno coinvolto tutte le regioni, senza particolari differenze tra le stesse, anche se va sottolineato che i listini asiatici hanno accumulato i cali meno intensi. Tuttavia, un fatto apparentemente sorprendente è dato dalla perdita media ( -22%) accumulata dai fondi azionari Emergenti dedicati ai listini europei. La sorpresa non sembra trovare giustificazione nel minor rischio che gli operatori ascrivono ai listini Emergenti del Vecchio Continente ( il cui nucleo forte è costituito dai nuovi paesi membri dell'Unione Europea) rispetto agli altri gruppi di mercati Emergenti.

Tornando alla domanda inerente il futuro di questi mercati nei prossimi mesi, va precisato che non c'è molto accordo tra i professionisti della materia. Un primo gruppo di esperti non intravede grandi cambiamenti rispetto al passato, e associano il trend rialzista degli ultimi anni al rialzo dei prezzi delle materie prime. 'Se la crescita globale dovesse rallentare e le quotazioni delle materie prime dovessero subire cali sensibili, le economie dei paesi Emergenti subiranno gravi contraccolpi e gli indici delle Borse subiranno ulteriori ridimensionamenti ', sostengono all'unisono questi esperti.

Un secondo gruppo di gestori sostiene che in molti di questi paesi ci troviamo dinanzi ad una situazione macro- economica forte e senza precedenti in termini di solidità, e in uno scenario permeato da scarse possibilità di cadute repentine dei prezzi delle materie prime ( sostenuti da un binomio offerta/domanda favorevole). E' probabile che se cercassimo di mediare le posizioni sostenute da entrambi i gruppi, potremmo individuare un accordo sia sul ruolo svolto dalla speculazione nel rialzo delle quotazioni delle commodities, sia sul forte aumento reale della domanda ascrivibile alla crescita globale e a quella cinese. E forse anche nella solidità senza precedenti dimostrata dagli indicatori macro- economici rispetto ai precedenti cicli espansivi.

Le recenti perdite incassate dalle Borse Emergenti dimostrano che in periodi di mercato Orso questo gruppo di listini incamererà sempre cadute superiori rispetto a quelle sperimentate dalle Borse 'mature'. La situazione macro- economica Usa non è chiara, e un forte rallentamento dell'economia nordamericana non può essere scartata del tutto, con un conseguente effetto negativo sulle Borse. Infine, nel caso dei listini Emergenti non va dimenticato il ruolo negativo svolto dalla scarsa liquidità ( che può amplificare le cadute in caso di panico da vendite).



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