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Mercati emergenti, il crollo dei rendimenti rende le società di beni di consumo sovrapprezzate

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Di seguito pubblichiamo un commento di mercato di Matthew Vaight, gestore del fondo M&G Global Emerging Markets. L’esperto pone il suo accento sulla valutazione delle società di beni di consumo, in decisa crescita negli ultimi 3 anni e ora a suo avviso care. Partendo da questa considerazione il gestore ha così preferito sottopesare il comparto rispetto all’indice generale di riferimento.  Se le società dei mercati emergenti hanno fatto un buon lavoro per migliorare la loro profittabilità nell’ultimo decennio,  Vaight evidenzia come tuttavia più di recente il livello dei rendimenti è crollato. Un recupero del ritorno si avrebbe attraverso investimenti in ricerca e sviluppo, innovazione, creazione di brand, outsourcing e introduzione di moderne pratiche di management. I vecchi vantaggi del lavoro a basso costo sono invece in riduzione e dunque anche per questo le società dovranno lavorare duro per generare rendimenti. Anche per questo le aziende dei mercati emergenti appaiono nel loro complesso congruamente prezzate.

Negli ultimi anni i titoli delle società di beni di consumo hanno visto un’impennata nelle loro valutazioni. Generalmente erano quotate con un premio del 50% rispetto all’indice, mentre ora sono intorno al 150%. Se tre anni fa avevamo una posizione di sovrappeso sui beni di consumo rispetto all’indice, oggi siamo sottopeso di circa il 4% perché riteniamo il settore troppo caro.

Gli investitori hanno aspettative molto alte circa la crescita e i rendimenti di questi titoli. Fino a poco fa avevamo FEMSA, una società che produce bottiglie per bevande; crediamo che sia probabilmente una delle società meglio gestite dei mercati emergenti, ma non riuscivamo a giustificare il prezzo dato il livello dei rendimenti futuri che erano già prezzati dentro.

Il modello capitalista implica che la competizione farà sì che i rendimenti elevati di una società si facciano via via più deboli. Le attuali valutazioni delle società legate ai beni di consumo stimano un grande vantaggio competitivo nell’interpretazione che i loro rendimenti non diminuiranno. Io credo che queste valutazioni possano essere giustificate solo se queste società non provano mai la competizione.

Oggi, nei mercati emergenti, le società sono a un’iniziale fase di costruzione dei brand e tutti competono per ottenere quote di mercato. Sono preoccupato per le aspettative degli investitori data l’incredibile competizione e perché non credo che molte società abbiano il vantaggio competitivo tale da sostenere alti rendimenti. Nel complesso, ritengo che molte società dei mercati emergenti siano prezzate in modo interessante, soprattutto rispetto a quelle dei mercati sviluppati. 

A mio avviso, la grande dispersione di valutazioni tra Paesi e settori presenta anche numerose opportunità per gli investitori attenti e attivi per identificare le società il cui potenziale di lungo termine è sottostimato. Un rovescio della medaglia che le società dei mercati emergenti hanno di fronte è la direzione dei trend dei mercati azionari.

Le società dei mercati emergenti hanno fatto un buon lavoro per migliorare la loro profittabilità nell’ultimo decennio. Più di recente, tuttavia, il livello dei rendimenti è crollato. Crediamo che questo possa essere possa essere ottenuto attraverso investimenti in ricerca e sviluppo, innovazione, creazione di brand, outsourcing e introduzione di moderne pratiche di management. I vecchi vantaggi del lavoro a basso costo sono discutibilmente e le società stanno per dover lavorare duro per generare rendimenti. 

Questo spetta ai management: quando si cercano potenziali investimenti proviamo a individuare società che sono concentrate sul capitale e che stanno muovendosi per migliorarli. Questo potrebbe includere ristrutturare o ridurre il business per migliorare la loro performance.

A nostro avviso, le società dei mercati emergenti potrebbero anche aumentare l’utilizzo degli asset; molte società sono sovra-capitalizzate. Vorremo che usassero i loro bilanci in modo più efficiente o che rendano il capitale agli azionisti. Ad esempio, la coreana Samsung Electronics paga solo il 5% dei suoi guadagni in forma di dividendi nonostante vanti un’elevata liquidità nel bilancio. Crediamo che Samsung potrebbe sì aumentare i dividendi, ma la società lo evita poiché teme di essere percepita come una ‘ex società growth’.

In futuro, ci aspettiamo che Samsung e altre società dei mercati emergenti inizino ad agire più per i propri azionisti. Quando parliamo con i management, li incoraggiamo ad agire nei migliori interessi di tutti i loto investitori e spostare il loro focus sulla crescita per aumentare i rendimenti e creare valore per gli azionisti.