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Mercati Emergenti, Crescita e utili in recupero. India in primo piano. Russia e Brasile fuori dalla recessione

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La crescita economica e la ripresa degli utili societari dovrebbero essere di buon auspicio per i Mercati Emergenti. Come spiega Gonzalo Pangaro, Portfolio Manager di T. Rowe Price, il premio di crescita sta nuovamente aumentando, grazie ai segnali di ripresa in arrivo dalle economie più importanti, cioè Russia e Brasile, che hanno attraversato un periodo di grave recessione. Inoltre, le economie asiatiche continuano a esibire un robusto andamento, in particolare l’India, la cui crescita appare molto vivace. “L’India è un ottimo esempio di un Paese che non ha esitato a introdurre le difficili riforme necessarie per garantire il proprio futuro”, dice Pangaro. Tra le economie asiatiche, è quella cinese che continua a perdere slancio, anche se, “un rallentamento della crescita non va confuso con una crisi – dice Pangaro – La Cina possiede infatti la capacità e la volontà di adottare politiche per impedire che le proprie dinamiche economiche e del debito finiscano nel caos”.
 
Svolta negli utili
 
In ogni caso il miglioramento della crescita economica sta creando un contesto più favorevole agli utili aziendali. Nel 2016 si è prodotta infatti una svolta, dopo diversi anni di risultati deludenti. “Questo miglioramento è riconducibile in parte alla ripresa delle materie prime, ma anche a un crescente numero di aziende che hanno cercato di risolvere i problemi con le proprie forze, concentrandosi di più sul controllo dei costi, su una maggiore efficienza della spesa in conto capitale e sul miglioramento dei rendimenti per gli azionisti”, spiega Pangaro. Se nella maggior parte dei Paesi emergenti i margini di utile si mantengono sotto le medie storiche, la ripresa della crescita e la maggiore disciplina nella gestione dei costi possono favorirne quindi il miglioramento. “Abbiamo già rilevato alcuni timidi segnali di espansione dei margini tra società esterne al settore finanziario – dice il gestore – Soprattutto, per la prima volta in cinque anni, in alcuni mercati la produttività sta aumentando a un ritmo più elevato rispetto ai salari reali”.
 
Valutazioni interessanti
 
Malgrado il robusto rialzo messo a segno nel 2016 dai listini azionari, le valutazioni dei mercati emergenti presentano ancora uno sconto interessante rispetto a quelle dei Paesi sviluppati, in particolare in termini di rapporto prezzo/valore contabile. “In base ai rapporti prezzo/utili, i livelli valutativi sono meno uniformi, e in alcuni settori – come per esempio i beni di consumo primari e l’assistenza sanitaria – appaiono leggermente superiori alle medie a lungo termine”, spiega Pangaro. Che aggiunge: “La crescita degli utili, sinora relativamente anemica, potrebbe migliorare nel 2017, il che ci rende più positivi sui livelli attuali delle valutazioni”.
 
Le incognite
 
Un fattore negativo nel 2017 potrebbe essere l’impatto delle politiche protezionistiche annunciate da Trump che, se dovessero essere messe in atto, inciderebbero sulle esportazioni di numerosi Paesi emergenti. “È troppo presto per valutare tutte le conseguenze – commenta il gestore – Inoltre molto probabilmente la nuova amministrazione adotterà un programma di stimolo alla crescita composto da tagli alle imposte, minore regolamentazione e spesa per infrastrutture. E tali misure potrebbero invece dare impulso alla crescita globale: come insegna la storia, tali condizioni si sono sempre rivelate favorevoli ai Mercati Emergenti, anche se è lecito chiedersi se i mercati in via di sviluppo saranno in grado di partecipare a tale crescita”.
Le quasi certezze
 
Per il momento, le aspettative di un’accelerazione della crescita statunitense stanno spingendo al rialzo le stime di inflazione e la curva dei rendimenti si è irripidita. È pertanto possibile che, dopo un periodo durato diversi anni, il ciclo dei tassi di interesse statunitensi sia arrivato al punto di svolta. “L’aumento dei tassi sta risvegliando i timori di un calo dei flussi di capitale (IDE) e di un indebolimento delle valute nei Mercati Emergenti – spiega Pangaro – Tuttavia, oggi la maggior parte di queste economie è in grado di far fronte alle strette della Federal Reserve, che in ogni caso saranno probabilmente di modesta entità”. In questi ultimi anni i saldi delle partite correnti dei Paesi emergenti sono migliorati, le riserve di valuta estera sono aumentate, i tassi di interesse reali sono saliti e molte valute si sono deprezzate. “Per questo motivo le nostre previsioni si sono fatte più rosee e solo una drastica accelerazione dei tassi d’interesse Usa potrebbe indurci a ritoccarle al ribasso”, dice Pangaro. Che conclude: “In effetti, sebbene i tassi di interesse reali siano ancora relativamente alti in vari mercati emergenti, il rallentamento dell’inflazione dovrebbe consentire alle Banche centrali di queste economie di reagire riducendo i tassi”.