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Mercati di frontiera: I gestori puntano sull’Argentina, ritornata sul mercato internazionale dei capitali, Pakistan, Vietnam e Iran

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Se nel complesso i Mercati frontiera hanno registrato performance inferiori agli Emergenti, considerati singolarmente più di uno ha segnato le migliori performance a livello globale. E le ragioni di ottimismo per questa categoria non mancano. “Il processo di trasformazione di queste economie, che spesso non viene notato, ha subìto un’accelerazione soprattutto nell’ultimo biennio, e ha gettato le basi affinché questi titoli mettano a segno performance pari a quelle degli omologhi sui mercati Emergenti”, spiega Emre Akcakmak, gestore del fondo East Capital Frontier Markets. Che aggiunge: “Inoltre crediamo che i frontiers uniscano anche il vantaggio di essere guidati principalmente dalla crescita interna e dai processi di riforma, soprattutto in una fase in cui vi sono preoccupazioni sulla debolezza del commercio globale per gli Emergenti”. Secondo Akcakmak l’implementazione delle misure di austerità, le ampie svalutazioni delle divise ormai avvenute, e le valutazioni più attraenti che mai – circa il 15% di sconto rispetto agli Emergenti e il 35% nei confronti dei Paesi sviluppati – fanno sì che il meglio per i frontiers debba ancora arrivare. Ma quali sono i più promettenti?
 
Argentina
 
In prima battuta l’Argentina. “E’ uno dei mercati più intressanti dato che, ai cambiamenti politici, sta facendo seguito un processo di riforme iniziato dal presidente Macri”, spiega Akcakmak. Il peso è stato inoltre riportato a tassi di cambio di mercato, alcune tasse all’esportazione sono state rimosse e alcuni sussidi al commercio ridotti. Elemento ancora più importante è stato il ritorno del Paese sul mercato internazionale dei capitali lo scorso aprile, con la vendita della cifra record di 16,5 miliardi di dollari di titoli di Stato, la prima degli ultimi 15 anni. I gestori sono inoltre soddisfatti del robusto rialzo del mercato (+25% in dollari da inizio anno) e dall’annuncio del possibile reintegro nella categoria degli Emergenti da parte dell’MSCI a giugno del 2017. “Abbiamo fiducia soprattutto nelle banche, dato che riscontriamo una maggiore penetrazione del mercato dopo anni di recessione che avevano lasciato il rapporto credito/Pil del settore bancario privato appena al 14%”, commenta Akcakmak.
 
Pakistan
 
Un altro mercato su cui East Capital si dichiara fiduciosa è il Pakistan, grazie alla combinazione di una stabilità politica senza precedenti e di un processo di riforme in corso da tre anni, ai quali si aggiunge il programma del Fmi. La crescita dell’economia è intorno al 5% annuo, mentre l’inflazione è sui livelli più bassi degli ultimi dieci anni (circa 4%). Inoltre, il massiccio programma CPEC (China-Pakistan Economic Corridor), recentemente aumentato da 46 a 51 miliardi, è già partito con un orientamento chiaro verso gli investimenti infrastrutturali. Ulteriore spinta è arrivata dalla decisione dell’MSCI di includere il Paese tra gli Emergenti, fattore che ha fatto guadagnare circa il 30% al mercato da inizio anno. “Nonostante la performance straordinaria, riteniamo che l’azionario pakistano sia ancora il più attraente tra i frontiers e gli Emergenti, con valutazioni a un multiplo prezzo/utile a 8,9 volte per il 2017- dice Akcakmak – Siamo particolarmente interessati alle banche e ai cementifici per le loro valutazioni interessanti, l’alto dividend-yield (5% in media), e un’ampia attività di investimenti legati al CPEC”.
 
Vietnam
 
Il Vietnam, una delle economie che sta correndo di più al mondo con un tasso di crescita di circa il 6% annuo, sta alleggerendo i limiti sulla proprietà straniera di numerosi titoli, tra cui la principale società di prodotti caseari Vinamilk. Inoltre, è appena iniziata un’ondata di privatizzazioni tramite la quotazione dei due principali birrifici nazionali e dell’operatore aeroportuale ACV. “I titoli vietnamiti sembrano cari, con un multiplo prezzo/utile atteso per il 2017 pari a 14, ma riteniamo che le prospettive di crescita giustifichino le valutazioni apparentemente alte, soprattutto nei settori legati ai consumi”, spiega Akcakmak.
 
Arabia
 
In Arabia lo scorso giugno è stata presa la decisione fondamentale di aprire il mercato agli investimenti stranieri diretti nel tentativo di incrementare investimenti esteri e trasparenza. Il prossimo passo sarà l’Ipo di Aramco, di gran lunga il maggiore produttore di petrolio a livello globale. “Pur avvertendo che l’economia nazionale sarà messa sotto pressione, riteniamo che le significative storie di crescita secolare trainate dalla bassa età media della popolazione offrano buone opportunità nel lungo periodo, spesso con buoni punti di ingresso grazie alla tipica elevata volatilità del mercato – spiega Akcakmak – Al momento siamo investiti in un’assicurazione sanitaria e un rivenditore di generi alimentari”.
 
Egitto e Nigeria
 
A sorpresa East Capital punta i riflettori anche su Egitto e Nigeria, grazie alla comune decisione di lasciare le rispettive valute libere di muoversi come conseguenza della pressione fiscale. L’Egitto, che ha svalutato la propria divisa di circa il 50%, con un nuovo programma triennale del FMI del valore di 12 miliardi di dollari sta proponendo misure per dare una svolta alla propria economia. Le migliori opportunità, secondo il gestore, sono tra gli esportatori che traggono vantaggio dalla debolezza della sterlina egiziana. Anche la Nigeria sta provando a rafforzare la propria economia nella fase di petrolio a più basso costo, tuttavia resta da vedere quanto tumultuoso sarà il percorso della più grande economia africana.
 
Iran
 
Infine, per l’Iran è probabilmente passato il peggio dopo che le sanzioni hanno colpito duramente l’economia tra il 2012 e il 2015. L’inflazione è calata drasticamente da più del 40% a meno del 10%, e il Rial si è stabilizzato da metà del 2015. In attesa di accogliere gli investitori stranieri, la Borsa di Teheran quest’anno si è rivelata tra i mercati più performanti, con un rialzo in dollari del 21% e valutazioni ancora interessanti, con un multiplo prezzo/utile atteso per il 2017 pari ad appena 7 volte.