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Mercati: cosa sperare per il 2016? Ecco la lista dei desideri degli analisti

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Con Natale alle porte, scatta la lista dei desideri. A metà strada tra il bilancio di fine anno e le previsioni su come sarà il prossimo, gli analisti indicano i fatti e gli elementi chiave che potrebbero rendere il 2016 un buon anno per i mercati finanziari. Nell’esercizio si è cimentato il capo economista di Exane BNP Paribas, Pierre Olivier Beffy. Ecco i suoi quattro desideri per il 2016: 
1) Il mini-ciclo prosegua nel primo trimestre 2016
Il suo primo desiderio è che l’economia mondiale parta con il piede giusto sin dall’inizio del 2016. Ad eccezione degli Stati Uniti, dove gli indici ISM sono stati deludenti, i leading indicators evidenziano un miglioramento quasi ovunque. Secondo l’esperto, l’economia americana sta attraversando solo un momento di debolezza ma riprenderà slancio una volta terminato il periodo di riduzione delle scorte. Mentre il mini-ciclo cominciato in Asia dovrebbe continuare ad essere un driver positivo nella prima metà dell’anno prossimo.
2) I responsabili delle politiche economiche siano molto abili
Il secondo augurio è che i responsabili delle politiche economiche non facciano i guastafeste. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve avrà un compito arduo e potrebbe mostrarsi più aggressiva di quanto si aspetti il consensus (Exane BNP Paribas continua a credere che ogni trimestre fino al terzo sarà caratterizzato da un rialzo dei tassi). Le autorità cinesi dovranno trovare il giusto equilibrio fra ritmo delle riforme e stimoli monetari. Il margine di manovra sulla politica economica consente di evitare un hard landing nel 2016. Infine, in Europa si spera che la crisi dei migranti non si aggravi e che la scommessa sulla Brexit non abbia esiti disastrosi.
3) Il consensus non si sbagli sull’Europa
Il terzo desiderio dell’esperto è che il consensus non si sbagli sull’Europa. La sovra-performance del mercato azionario europeo è stata un tema dominante nel 2015, che però non ha sempre funzionato. “A nostro parere l’Eurozona dovrebbe crescere al di sopra del proprio potenziale – spiega Beffy – ma quest’idea è talmente diffusa che la delusione è in agguato”. L’Europa è infatti l’area maggiormente esposta al rallentamento americano e ad una crisi dei Paesi emergenti. Il problema del Vecchio Continente è che un’economia mondiale solida è la conditio sine qua non per poter immaginare uno scenario più ottimistico di quello prefigurato dal consensus.
4) Il calo dei prezzi del petrolio giunga ad una conclusione
L’ultimo augurio è che il calo dei prezzi del petrolio giunga a una conclusione. Finora tale trend è stato positivo per i consumatori dei Paesi sviluppati. Tuttavia, il beneficio marginale derivante dalla debolezza del greggio sta diminuendo notevolmente, mentre sta aumentando l’impatto negativo sulle economie emergenti. Inoltre, un’ulteriore flessione dei prezzi del barile è una pessima notizia per le piazze high yield USA. Una stabilizzazione o un eventuale rialzo dei prezzi del petrolio darebbe sollievo al settore petrolifero americano e ai Paesi esportatori di oro nero.