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Mercati condizionati dalle banche centrali e dalla normalizzazione dei tassi di interesse

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Di seguito pubblichiamo un commento di mercato di Greenwood,
Capo Economista di Invesco. L’esperto evidenzia cme il recupero dell’economia
statunitense sia continuato nella prima parte del 2013, tuttavia le recenti dichiarazioni
di Bernanke, con la relativa crescita della volatilità, hanno messo in evidenza
quanto i mercato sono sensibili alle politiche delle banche centrali. Questo ha
contribuito a ricordare come è
impossibile controllare interamente gli effetti della normalizzazione dei tassi
cui le principali economie andranno incontro nei prossimi tre o quattro anni.

Nei primi mesi del 2013, l’economia e i mercati finanziari
americani hanno evidenziato un andamento in costante crescita. Tra gennaio e
metà maggio, si è assistito a un rialzo significativo degli indici di fiducia
dei consumatori, mentre l’indice S&P 500 ha registrato un aumento del 17%.
Tuttavia, le dichiarazioni di Bernanke relative a una possibile riduzione di
iniezioni di liquidità sui mercati nei prossimi diciotto mesi, hanno provocato
forti movimenti ribassisti sia nei mercati azionari sia in quelli
obbligazionari, con una flessione dei titoli azionari dell’8%, poi parzialmente
recuperata, ma anche il timore di un rialzo dei tassi d’interesse.

“Questa brusca correzione e il repentino aumento della
volatilità mettono chiaramente in evidenza quanto i mercati siano sensibili
alle politiche delle banche centrali” spiega John Greenwood, Capo Economista di
Invesco, nel suo Outlook trimestrale “e ci ricordano altresì che è impossibile
controllare interamente gli effetti della normalizzazione dei tassi cui le
principali economie andranno incontro nei prossimi tre o quattro anni”.

Secondo Greenwood, tuttavia, “la questione di fondo è capire
se il sottostante progresso della ripresa economica subirà contraccolpi, a tal
proposito, si evidenzia come l’economia statunitense continui ad evidenziare un
trend di crescita prossimo al 2% su base annua e un’inflazione al di sotto del
target informale della Fed, ossia il 2%”.

Il prossimo passo delle banche centrali prevede una
riduzione graduale delle misure di QE per poi avviare una fase progressiva e
moderata di rialzo dei tassi d’interesse: ciò presuppone che le diverse
economie siano abbastanza forti da sostenere gli aumenti dei tassi e continuare
a crescere.

“In passato,” spiega Greenwood, “analoghi processi di
normalizzazione dei tassi hanno avuto esiti contrastanti, ma questa volta,
molto dipenderà dal grado di risanamento dei bilanci, dalla solidità della
ripresa sottostante e dal volume delle posizioni con leva finanziaria che sono
state accumulate sui mercati in base alle rassicurazioni delle banche centrali”.

L’economista sottolinea, infine, che “nessuna asset class
resterà immune dai cambiamenti che si vanno preparando, dato che l’intero
spettro degli asset investibili, dai titoli di Stato alle azioni, dalle materie
prime ai titoli immobiliari, sia nei mercati sviluppati che in quelli
emergenti, risente dell’andamento dei tassi d’interesse USA”.