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Mercati: il battito d’ali islandese dà la scossa al Brasile

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I fondi comuni azionari hanno accumulato guadagni corposi nei primi due mesi e mezzo del 2006. A guidare la classifica dei rendimenti da inizio anno sono i prodotti specializzati sui listini dell’America Latina ( con una performance Ytd media del 12,4%) e quelli che puntano in modo esclusivo sulle Borse di Russia, Brasile, India o Cina.

La spiegazione del trend ascendente deve essere ricercata nella favorevole evoluzione delle economie ( e delle Borse) internazionali, oltre che in specifiche circostanze che si sono dimostrate particolarmente benigne per l’America Latina: il forte rialzo del prezzo delle materie prime ( +80% dalla fine del 2001) e il consolidamento della stabilità sul fronte politico.

E’ curioso constatare che l’incremento della stabilità politica nella macro- regione, debba essere combinata alla formazione di governi di sinistra o populisti. L’avvento di questi gruppi di potere – pur comportando un leggero aumento della volatilità addizionale dei mercati dell’area – non sembra aver frenato il processo di miglioramento dell’affidabilità creditizia delle imprese e dei governi ( e il conseguente sviluppo dei mercati).

Ricordiamo che tre settimane fa l’agenzia statunitense Standard and Poor’s ha deciso di migliorare il giudizio sul livello di affidabilità creditizia del Brasile, portandolo da ‘BB-‘ a ‘BB’. Con l’ultima promozione, il gigante sudamericano si trova a soli due gradini dalla tanto agognata qualificazione ‘investment grade’ ( una valutazione sulla quale possono contare solo due paesi in tutta l’America Latina ( Messico e Cile). Con l’ultimo provvedimento, la valutazione del debito a lungo termine denominato in valuta locale si è innalzata da ‘BB’ a ‘BB+’, e il rating sul debito brasiliano denominato in valuta estera è passato da ‘BB-‘ a ‘BB’ (un rating mai toccato dalle emissioni brasiliane).

L’investimento in titoli di stato brasiliani presenta due problemi non irrilevanti: 1) il debito pubblico Usa ammonta al 50% del Pil, e la maggior parte delle emissioni è a tasso variabile ( la crescita dei rendimenti può comportare un’impennata del peso del debito sui conti pubblici); 2) il Brasile sta cercando di conquistare i favori delle agenzie di rating con l’adozione di una politica che punta a ri-finanziare il debito in dollari a lunga scadenza con l’emissione di buoni a breve termine.

In siffatto contesto, gli investitori faranno bene a non dimenticare che le dieci tornate elettorali previste in altrettanti paesi del continente, apporteranno un inevitabile incremento del livello di volatilità sia nei mercati azionari che in quelli obbligazionari.

Ma in questo caso i saliscendi delle quotazioni sembrano poter contare su un calendario ben definito. In altre occasioni – come accaduto nelle ultime settimane – l’instabilità dei mercati può nascondersi dietro situazione del tutto inattese. Una vendita massiccia di corone islandesi – realizzata in due momenti e motivata dalla diminuzione del livello di affidabilità creditizia del paese nordico – ha scatenato un effetto domino capace di influenzare negativamente un nutrito gruppo di paesi Emergenti ( Messico, Brasile, Sudafrica e Turchia). La volatilità generata dal fenomeno è costata il 4% ai fondi comuni azionari specializzati sui listini dell’America Latina.

La svalutazione della Corona islandese ha riportato l’attenzione degli operatori internazionali sui rischi derivanti dai possibili contagi che affliggono periodicamente il mercato delle valute. La spiegazione? Islanda e i paesi Emergenti condividono la caratteristica di mantenere tassi di interesse elevati sulle proprie emissioni di titoli del debito pubblico. Purtroppo, la maggior parte degli investimenti realizzati in queste divise sono stati finanziati con il riscorso a prestiti contratti in euro e yen ( per approfittare del differenziale tra i tassi dei titoli emessi dai paesi industrializzati e quelli offerti dai paesi emergenti). A cura di www.fondionline.it