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Mercati: Azionario Usa, la bolla che rappresenta il rischio sistemico più grande

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Un 2016 a bassa volatilità nonostante i tanti ostacoli che i mercati finanziari hanno dovuto affrontare negli ultimi mesi come l’incertezza sulle mosse delle Banche centrali, il tentativo di golpe in Turchia, l’impeachment di Dilma Rousseff in Brasile e la Brexit. E non è ancora finita. Entro fine 2016 sono in programma anche le elezioni americane più anomale della storia e il referendum costituzionale in Italia, che si è trasformato in un referendum sul governo Renzi.

In mezzo a tutto questo gli asset hanno corso oltre gli utili futuri: la volatilità è bassa, i rendimenti obbligazionari specialmente in Europa sono a zero e l’azionario statunitense è ai massimi di sempre. “Il nostro team dipinge un quadro molto efficace attraverso l’analisi dei mercati ad albero e quando i grafici somigliano a stelle, fiori o ragnatele, siamo in presenza di movimenti del mercato strettamente legati, ed il mercato al centro è quello che porta con sé il rischio sistemico”, spiega Erik Knutzen, Chief Investment Officer Multi-Asset Class di Neuberger Berman.

E l’albero somiglia ad una ragnatela da ormai 18 mesi. Ma qual è il ragno al centro della ragnatela? “18 mesi fa era la Cina, nove mesi fa era il petrolio, mentre adesso è l’azionario Usa – spiega Knutzen -. Questo indica che l’intero mercato tiene d’occhio i titoli Usa ed i dati fondamentali che li alimentano in cerca di segnali che indichino se prendere posizione sulla ragnatela del rischio”.

In sostanza gli utili sono molto più a rischio rispetto al livello dell’indice S&P 500. “Se utili bassi faranno barcollare l’azionario americano, sarà come se il ragno si stesse arrampicando sulla tela all’inseguimento della preda. Questo non significa necessariamente che tutti gli asset si deprezzeranno ma che tutti reagiranno allo shock, come tutte le parti della ragnatela vibrano quando il ragno attacca”.

Ad esempio, secondo l’analisi di Neuberger Berman, ci si potrebbe aspettare che le azioni ed il dollaro Usa vengano venduti in massa, che i rendimenti delle obbligazioni crollino e che l’oro, il petrolio ed i mercati emergenti salgano. “Dal contesto attuale in cui tutti i valori degli asset si muovono lentamente verso l’alto insieme all’azionario Usa, lo shock potrebbe portarli ad un regime di volatilità più alta con una dispersione molto maggiore”, conclude Knutzen.