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Mercati Asiatici : Una questione di punti di vista

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E’ sempre più difficile trovare argomenti per giustificare razionalmente quello che accade sui mercati finanziari, specialmente dopo giornate come quella di ieri in Europa/USA o dopo quella di questa mattina in Asia, che registrano perdite a doppia cifra per un grandissimo numero di aziende il cui business è estremamente concreto e tangibile.

In teoria il crollo delle società che producono e lavorano materie prime o che si occupano di sviluppo tecnologico dovrebbe, secondo il “bravo commentatore”, essere riconducibile a una sorta di stallo o di blocco dell’economia mondiale causata dalla crisi del settore finanziario. Io mi guardo attorno e ricevo invece informazioni che contrastano fortemente con questa interpretazione.

A guardare i listini, le società produttrici di energia o materie prime parrebbero destinate ad una immediata rottamazione, ma poi scorrendo le notizie di cronaca è evidente che in realtà lo scenario è decisamente differente. Negli Stati Uniti, tanto per fare un esempio, si stanno accorgendo che la bolletta energetica del Pentagono si fa ogni giorno più pesante per l’impennata dei prezzi del petrolio, e anche i militari studiano alternative per risparmiare sul pieno a jet e navi da guerra. Per far funzionare ogni giorno l’enorme apparato militare statunitense, da Washington all’Afghanistan, servono 395.000 barili di petrolio, ossia l’equivalente del consumo giornaliero della Grecia.

Ha dichiarato ieri Steve Israel, il deputato democratico che guida la task force del Congresso sull’energia : “la situazione della nostra difesa oggi è questa: prendiamo in prestito soldi dalla Cina per finanziare i militari che comprano petrolio nel Golfo Persico, così da permettere agli stessi militari di proteggerci dalla Cina e dal Golfo. E’ una situazione di pericolosa vulnerabilità'”.

La Cina nel frattempo la sua guerra la sta comunque vincendo senza bisogno di jet e navi da guerra. il China Internet Network Information Centre ha appena rilevato che la Cina ha superato gli Stati Uniti per numero di internauti dato che a fine di giugno con 253 milioni di utenti e con una crescita del 56% rispetto allo scorso anno, il gigante asiatico è diventato il primo paese al mondo per numero assoluto di persone che navigano in internet.

E visto che a Pechino amano primeggiare, il primo agosto entrerà in funzione il CRH-3, treno cinese ad alta velocità che viaggerà a 350 chilometri orari, la più alta mai raggiunta da un convoglio in servizio commerciale nel mondo, per collegare Pechino alla città di Tianjin, anch’essa sede di alcune gare olimpiche.

La Cina batterà quindi il Giappone e la Spagna, dove i convogli ad alta velocità raggiungono i 320 chilometri orari, seguiti da Francia e Germania, con 300 chilometri orari. E’ curioso notare che il CHR-3, al cui viaggio inaugurale ha partecipato un mese fa il presidente Hu Jintao, è stato realizzato in cooperazione con la tedesca Siemens, ma che, eccetto tre convogli costruiti in Germania, gli altri 54 che saranno utilizzati sulla linea sono usciti da fabbriche cinesi, nella città di Tangshan.

Il “blocco” dell’economia mondiale è solo una questione di punti di vista.

Roberto Malnati