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Mercati Asiatici : La sindrome cinese

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Variazioni degli indici rilevata alle ore 5:30 :

Topix (Tokyo) +0.22%
Nikkei 225 +0.97%
Hang Seng -1.16%
Hang Seng China Enterprises -3.32%
China Csi 300 -2.98%
Shanghai -1.79%
Shenzhen -3.98%
Taiwan Taiex +0.44%
Kospi +0.09%

Nel caso in cui vi sia un incidente in una centrale nucleare tale da provocare la fusione del nocciolo e la fuoriuscita della massa fusa dal pavimento si parla di “sindrome cinese”. L’origine del termine si riferisce a un’ipotesi, assolutamente fantasiosa dal punto di vista scientifico, che la massa fusa incandescente derivante dalla fusione del nocciolo di un reattore si apra la strada attraverso la terra sbucando agli antipodi del posto in cui è localizzata la centrale. E dato che la Cina per definizione si trova dall’altra parte del mondo ecco spiegato il termine.

Dato che da qualche tempo le catastrofi finanziare hanno preso il posto di quelle nucleari, vediamo come agli antipodi di un indice Dow Jones Industrial che perde da inizio anno poco meno del 10%, gli indici delle borse cinesi, caratterizzati da una forte componente di titoli industriali, abbiano nel contempo subito un vero tracollo. Le percentuali che seguono indicano rispettivamente la variazione dell’indice da inizio 2008 ad oggi (ore 5:00) in valuta locale e in euro.

Hang Seng -25.54%, -30.93%
Hang Seng China Enterprises -34.74%, -39.46%
China CSI 300 -27.93%, -31.44%
Shanghai A Share -28.69%, -32.16%
Shenzhen A Share -23.03%, -26.77%

Sembra quasi che la “sindrome cinese” non solo esista, ma che funzioni decisamente bene per le fusioni finanziarie con i problemi che dopo aver attraversato il globo, finiscono per prendere fuoco dall’altra parte del mondo.

Dollaro debole, materie prime sempre più care, inflazione, mancanza di liquidità in USA con conseguente uscita dagli investimenti nei mercati emergenti per recuperare liquidità e tensioni politiche hanno dato un colpo micidiale al mercato cinese quando sembrava che dopo aver macinato record su record, potesse trovare la propria strada autonomamente.

Il Premier Wen Jiabao ha espresso questa notte preoccupazioni circa la possibilità di mantenere l’inflazione, che dal 2007 ha causato grandi difficoltà per le famiglie a basso reddito, al di sotto del 4.8% .

La situazione cinese è fotografata perfettamente da due dichiarazioni del premier : “Abbiamo bisogno di trovare il punto di equilibrio tra la crescita economica e inflazione” ; “Quando i prezzi aumentano, le aspettative di nuovi aumenti possono essere più terribili che gli aumenti stessi”.

Non rallegriamoci troppo per quanto succede in Cina. Se la questione dell’inflazione cinese non dovesse o non potesse risolversi e venisse meno il contributo in termini di deflazione apportato dalle merci cinesi alle economie occidentali ci ritroveremo presto a parlare di “sindrome americana”

Roberto Malnati