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Mercati Asiatici : Shanghai, la peggior borsa del mondo

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Da inizio anno la borsa di Shanghai è arrivata a perdere il 55%, conquistando il premio di peggior borsa del mondo. Premio che si contendeva con la borsa vietnamita che perde “soltanto” il 45%.

Perché il paese che ha speso miliardi di dollari per fare bella figura con l’appuntamento olimpico lascia andare la propria borsa alla deriva ? Ormai sappiamo con certezza che basterebbe un cenno del governo cinese per cambiare le sorti di una borsa che ci ha abituati a quotidiani record negativi e che anche oggi (nel momento in cui scrivo) perde oltre il 5%. Perché questo cenno non arriva ?

Il tracollo della borsa è forse un modo per castigare i “fuochisti” che alimentano il cosiddetto denaro caldo ?
Non possiamo ignorare il ruolo che hanno avuto fondi speculativi che scommettono sulla rivalutazione dello yuan nel gonfiare le riserve valutarie, contribuendo al riscaldamento dell’economia e dell’inflazione e spingendo le riserve alla cifra record di 1.800 miliardi di dollari a fine giugno, con lo yuan ha guadagnato l’11% sul dollaro nell’ultimo anno, stabilendo il rialzo più cospicuo tra le 10 maggiori valute asiatiche, yen giapponese escluso.

Il dato delle riserve in mano alla Cina è decisamente significativo. Oggi sono pari a più del 13% del Pil degli Stati Uniti nel 2007, e circa l’86% del Pil italiano. Tra marzo 2000 e giugno 2008 la loro crescita nominale e’ stata di oltre il 1053%, passando da 157 miliardi di dollari a 1.800 miliardi di dollari.

In questo contesto, la banca centrale della Cina ha annunciato la creazione di un dipartimento per l’attuazione della politica valutaria e il monitoraggio dei mercati dei cambi. Il Dipartimento Cambi punterà inoltre a creare un mercato offshore per la valuta cinese, a seguire i movimenti internazionali dei capitali e a presentare proposte di politica valutaria.
La Cina ha varato nuove norme di controllo valutario il 6 agosto, al fine di contenere il fenomeno dei trasferimenti fittizi dall’estero. La mossa comprova che il governo è preoccupato per le possibili minacce alla stabilità finanziaria del paese che provengono da tali afflussi.

Le nuove norme valutarie, le prime dal 1997, conferiscono alle authority il diritto di imporre penali, che possono raggiungere il 30 percento delle somme interessate, ai soggetti che trattano rimesse illegali. In alcuni casi, la penale può raggiungere il 100% del valore dell’illecito.

I risultati della cura già si vedono. Lo yuan (o renmimbi) ha perso circa l’1% verso il dollaro. Ma i cinesi potrebbero scoprire di aver scelto un rimedio peggiore del male. Perché ad investire nella borsa cinese, ci sono anche i cinesi, non solo i fondi occidentali e quando, come oggi, gli investitori sono 100 milioni ciò significa che investe in Borsa tutta la classe media cinese, ossia tutti quelli che sono stati i principali beneficiati dalle riforme economiche in corso. Se i loro interessi sono danneggiati si può incrinare anche una delle basi principali di consenso del governo.

Roberto Malnati