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Mercati Asiatici : Indifferenti al prezzo del petrolio

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E’ strano vedere tanta euforia in occidente, originata dal repentino calo del petrolio e dalla ritrovata fiducia nel settore finanziario, accompagnata da tanta incertezza in oriente. Probabilmente dovremo abituarci a mercati azionari che racconteranno di giorno in giorno storie differenti.

In Europa, al consumatore finale, la benzina costa il doppio rispetto a quella venduta negli Stati Uniti. Ma negli Stati Uniti la benzina costa a sua volta il doppio rispetto alla media dell’Asia continentale, regione in cui grazie a cospicui sovvenzioni governative i prezzi dei carburanti vengono mantenuti relativamente bassi.

A parte il petrolio, dalle nostre parti altri motivi di festeggiamento non se ne vedono con l’Europa che è a crescita zero da tre mesi e ci resterà probabilmente per altri dodici e con l’America che avendo bruciato gli stimoli fiscali prima del previsto, dovrà aggrapparsi alla solita svalutazione del dollaro, rilanciando inevitabilmente i costi del petrolio.

Per trovare temi di crescita dobbiamo quindi necessariamente guardare alla Cina dove, secondo le cifre rilasciate dall’ufficio statistico centrale, nei primi sei mesi dell’anno il prodotto interno lordo è salito del 10.4%, 1.8% in meno rispetto allo stesso periodo del 2007. Il totale per i primi sei mesi è stato dunque di circa due trilioni di dollari, con una crescita che avvicina sempre di più il PIL cinese a quello giapponese e che obbligherà i due paesi a cercare di realizzare un fronte economico comune.

In Cina pur in presenza di un rallentamento delle esportazioni, cresciute “solo” del 21,9%,ossi il 5,7% in meno rispetto al 2007 la crescita viene trainata dagli investimenti fissi, cresciuti del 26,3%, lo 0,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2007, grazie alle spese di ricostruzione per la grande nevicata straordinaria in primavera e i primi provvedimenti per il terremoto nel Sichuan.

E’ in questo scenario che lo scenario che la borsa cinese viene mantenuta sui minimi dell’anno per evitare spinte inflazionistiche. In uno scenario dove la Cine è piena di dollari e dove ogni giorno ne riceve un miliardo e mezzo nuovo, che si aggiunge ai due trilioni che ha in cassa e al trilione che ha in cassa il Giappone.

Roberto Malnati