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Mercati ancora nervosi su rischio Irlanda: titoli bancari in panne

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La ciambella di salvataggio lanciata dall’Unione europea e dal Fondo monetario internazionale non basta più. Di certo non è abbastanza per Standard & Poor’s che nella notte ha abbassato di un livello il rating sul debito irlandese: per quello a lungo termine il salto indietro è stato da AA- ad A, mentre per quello a breve da A-1+ ad A-1. Per gli analisti dell’agenzia le chance che il governo irlandese debba ricorrere a prestiti in misura maggiore alle previsioni per continuare a finanziare il sistema bancario in difficoltà è sempre più una realtà.

Alla luce di una domanda interna che difficilmente si riprenderà prima del 2012, il rapporto deficit-Pil alla fine del 2011 è destinato a superare le precedenti stime del 120 per cento, osservano. Alla luce del rischio di deflazione l’agenzia ha così messo l’Irlanda sotto osservazione con implicazioni negative senza escludere ulteriori ribassi del rating. Chi non aspetta a emettere verdetti sono le Borse. Dopo un’apertura positiva sui listini sono arrivate le vendite che stanno colpendo soprattutto i titoli bancari e quelli assicurativi.

Madrid cede lo 0,8%, Parigi lo 0,2%, mentre restano poco sopra la parità Parigi e Londra. Sugli indici pesa l’andamento dei bancari: Bank of Ireland cede l’11%, National Bank of Greece il 3,4%, Barclays l’1,2% e Societe Generale l’1%. Anche Piazza Affari gira in negativo con l’Ftse Mib che cede lo 0,97% con le banche ancora in discesa. Intesa Sanpaolo cede il 2,16% mentre Unicredit cala dell’1,54%. La difficile situazione in cui versano le banche irlandese continua a spaventare gli operatori. Ieri Patrick Honohan ha affidato a due parole la situazione degli istituti del suo Paese: sono in vendita. Perché salvarli costa troppo.

Se gli istituti tedeschi sono quelli maggiormente esposti nell’area euro al sistema Irlanda con 150 miliardi di euro di conto complessivo, seguiti da quelli inglesi con 160 miliardi, la crisi irlandese agita il settore bancario anche in Belgio. Ammontano a 44 miliardi di euro, infatti, i prestiti concessi dalle banche del Paese all’ex Tigre celtica. Sui 596 miliardi complessivi di debiti contratti dall’isola, in pratica, il 7,4% è nelle mani degli istituti di credito belgi.

La banca più esposta – secondo i dati della Banca dei regolamenti internazionali citati oggi dalla stampa belga – è Kbc, che da una parte ha nel proprio portafoglio 500 milioni di euro in obbligazioni statali irlandesi e dall’altra ha prestato, tramite la sua filiale nell’isola, 17,4 miliardi di euro a imprese e famiglie irlandesi. I vertici del gruppo bancario, comunque, hanno assicurato come le riserve costituite dalla banca per affrontare le difficoltà dovute a circostanze impreviste siano adeguate e come, nonostante la crisi, le previsioni per Kbc Ireland siano positive per quest’anno. Ennesime rassicurazioni per mettere nel cassetto la paura.

Come osserva Luca Comi di Centrosim, il livello dei deficit e dei debiti pubblici europei rappresenta un problema strutturale per l’area Euro, anche se tende ad emergere con evidenza solo in occasione delle violente crisi e dei conseguenti attacchi speculativi che colpiscono periodicamente i Paesi più fragili. “Anche se i problemi di Irlanda e Grecia sono profondamente diversi, resta sui mercati un’elevata percezione del rischio, che colpisce tutti i comparti”, precisa l’esperto. “La vera preoccupazione degli investitori – prosegue ancora – si concentra sulla tenuta dell’euro, in presenza di situazioni periferiche fragili, ma soprattutto in considerazione delle prospettive di crescita di medio periodo per le economie spagnola e italiana, rese vulnerabili dai deficit accumulati negli ultimi anni e dal livello del debito pubblico”.

E in effetti l’euro, a causa della crisi dei debiti pubblici dell’Eurozona, è scivolato sotto quota 1,34 sul dollaro. Nel pomeriggio di oggi sono attesi da New York una serie di dati macroeconomici che permetteranno di fare il punto sulla situazione dell’economia americana.