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Mercati: analisti segnalano avversione al rischio e timori per crescita globale

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La macchina del tempo è entrata in funzione. Nonostante la calma relativa di inizio ottava, i mercati si trovano a quasi tre mesi di distanza in una situazione non molto diversa da quella della metà dell’agosto scorso. E’ risalita l’avversione al rischio, i problemi del mercato del credito sono più che mai in auge, si teme per i bilanci delle banche, la recessione immobiliare Usa si è tutt’altro che affievolita.


 

Lo scorso venerdì l’indice Vix, che segnala il grado di volatilità sui mercati, è salito fino a 28,5 punti, un livello che non toccava dal 10 settembre. L’Itraxx Crossover, l’indice che misura il premio per il rischio associato a un paniere di società europee a basso rating, ha toccato quota 375, il valore più alto dal 17 agosto.


 


“L’aumentata avversione al rischio ha ancora a che fare coi problemi del credito americano (ed europeo) e con la difficoltà di valutare i rischi di bilancio di quelle banche che hanno portafogli appesantiti da CDO, ABS – scrive oggi il team Analisi e Strategie di Bsi – mentre la Fed fa sapere che la recessione immobiliare, e problemi connessi, costituiranno un duro test per l’economia nei mesi a seguire”. In fasi di mercato come l’attuale il portafoglio considerato desiderabile dalla banca ticinese è sotto-pesato azioni, sovra-pesato bond governativi e cash.


 


A complicare le cose rispetto all’agosto scorso ci sono le previsioni sulla crescita economica, nettamente deterioratesi nel frattempo. Le revisioni di organismi internazionali come il Fondo monetario internazionale o delle banche centrali sulla crescita negli Usa e in Eurolandia non sono certo una novità. Oggi però a prendere una posizione ancora più forte sono gli economisti di Ubs, che in una loro nota hanno annunciato di aver rivisto le stime di crescita a livello globale per 2008 e 2009, aspettandosi un tasso di espansione del 4,3% nel 2008 di circa lo 0,5% più basso del 4,8% atteso per il 2007. Lo scivolone del mercato immobiliare Usa, gli alti prezzi del petrolio e l’instabilità dei mercati finanziari, secondo Ubs, non faranno dunque male solo a Usa e Ue, ma all’economia di tutto il pianeta.


 


La banca svizzera prevede inoltre che la Fed taglierà i tassi d’interesse di altri 100 punti base, portandoli al 3,5% entro la metà del prossimo anno (in precedenza per lo stesso lasso di tempo gli analisti prevedevano una riduzione di soli 25 punti base). E anche per la Banca centrale europea si starebbe avvicinando il momento di entrare in azione. Stando a Ubs, la Bce taglierà i tassi di 50 punti base entro la fine del 2008 in precedenza per fine 2008 era previsto un livello dei tassi invariato).


 


Nel frattempo l’ipotesi di un taglio dello 0,25% alla prossima riunione della Fed dell’11 dicembre viene data ormai per scontata dai mercati.