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Mercati: i 5 consigli di Societe Generale su azionario Europa per il 2015

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Il 2015 è alle porte e le case d’affari hanno già iniziato a snocciolare le loro previsioni sull’anno che verrà. In queste ultime settimane del 2014 si sono delineati i grandi temi che, con ogni probabilità, terranno banco durante il prossimo anno: l’Eurozona che fatica a riprendersi e le attese per il quantitative easing della Bce, la rivoluzione energetica con il crollo delle quotazioni del petrolio, la crescita energica negli Stati Uniti che fa pensare ad un cambio di rotta nella politica monetaria della Federal Reserve.

Gli analisti di Societe Generale, in un report ripreso da Finanza.com, danno cinque consigli agli investitori sull’azionario europeo per il 2015.

1. Long EuroStoxx50/Short Ftse 100: l’azionario dell’Eurozona dovrebbe essere supportato dalla politica monetaria più accomodante della Bce. Di contro l’incertezza sulle elezioni generali nel Regno Unito potrebbe creare volatilità. La stretta monetaria della Bank of England dovrebbe rafforzare la sterlina ma potrebbe probabilmente pesare sull’andamento dell’indice Ftse 100.

2. Long Cac 40/Short Dax: le riforme approvate in Francia nel 2014 saranno implementate nel 2015 e supporteranno le aziende transalpine. Inoltre, l’azionario francese dovrebbe beneficiare maggiormente della debolezza dell’euro rispetto all’azionario tedesco.

3. Long Large Caps/Short Small Caps: l’imminente rialzo dei tassi da parte della Fed metterà sotto pressione il comparto delle small caps, che ha beneficiato dal 2008 dell’ampia liquidità immessa sul mercato. Inoltre la politica della Bce favorirà di più le large caps dell’Eurozona.
 
4. Buy Eurozone Banks: ora che le banche hanno superato gli stress test della Bce saranno più disposte ad elargire dividendi e agli investimenti. Le banche dell’Eurozona stanno trattando su valutazioni attraenti rispetto ai loro livelli storici.

5. Long Europea Pharma/Short Us Pharma: nonostante la significativa sovraperformance rispetto ai mercati europei, il settore farmaceutico del Vecchio Continente tratta a livelli più bassi da 20 anni rispetto ai competitor Usa. La debolezza dell’euro dovrebbe quindi favorire il comparto farmaceutico europeo rispetto a quello americano.