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A meno di 24 ore dalla missione salva Dublino l’Europa ci crede e chiude positiva

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Il conto alla rovescia è iniziato. Meno 24 ore dalla missione salva Dublino. Un team di esperti del dipartimento europeo e del sistema finanziario e bancario del Fondo monetario internazionale è in volo per l’Irlanda e sarà a Dublino domani. Sono guidati dal capo-missione Aiaj Chopra che si trova già nell’isola del Trifoglio: inizieranno immediatamente a lavorare per assicurare quella invocata stabilità finanziaria che fa traballare l’Europa. “Si tratterà di una discussione a tre, anche con i partner europei – ha precisato la portavoce del Fondo monetario, Caroline Atkinson – per stabilire le misure appropriate a proteggere la stabilità fiscale del Paese”.

“La missione – ha proseguito la Atkinson – studierà in particolare il settore finanziario e gli eventuali bisogni di assistenza per contrastare i rischi e le pressioni dei mercati. Anche se il Pil dell’Irlanda rappresenta appena l’1% del Pil della zona euro, resta importante mantenere uno sguardo attento a potenziali situazioni di contagio”, è in allerta tutto il Vecchio Continente. Dublino continua ad accumulare debiti nel tentativo di tamponare il boom di mutui in sofferenza. Questa emoraggia di prestiti, che ha travolto le banche irlandesi, ha aperto una voragine nei conti dello Stato. Con una deriva molto pericolosa: quello di una crisi sistemica sul settore bancario in giro per l’Europa.

I Paesi con la più alta esposizione sul settore bancario irlandese sono la Germania con 46 miliardi di dollari, la Gran Bretagna con 42,3 miliardi, gli Stati Uniti con 24,6, la Francia con 21,1 miliardi, l’Italia con 3,6 miliardi e la Spagna con 2,5 miliardi, secondo i dati della Bri alla fine del primo trimestre 2010. Chiaro quindi perché è necessario agire in fretta. E’ chiaro anche come l’Europa sia pronta ad agire e ad attivare per la prima volta, se sarà necessario, il maxi piano di salvataggio da 750 miliardi di euro messo a punto nel maggio scorso da Ue ed Fmi. Il cui pilastro fondamentale è lo European financial stabilty facility (Efsf), il cosiddetto Fondo salva-Stati con sede a Lussemburgo e una dote di 440 miliardi di euro.

In questo momento non è ancora noto invece come questi fondi saranno ripartiti: se saranno destinati al sistema bancario oppure se saranno anche versati nelle casse dello Stato irlandese appesantiti da un deficit del 32%, che sarebbe del 12%, se non ci fosse stata l’emoraggia di fondi diretta a scongiurare la bancarotta degli istituti di credito. La sola Anglo-Irish Bank avrà bisogno di un prestito compreso tra i 29 e i 34 miliardi di euro, a seconda della gravità della situazione. Allied Irish necessiterà di ulteriori tre miliardi di euro entro fine anno, che si andranno ad aggiungere ai 7,4 miliardi già stimati come necessari per la ricapitalizzazione dell’istituto di credito.

Irish Nationwide Building Society avrà bisogno di altri 2,7 miliardi di euro per continuare ad operare. Bank of Ireland, in cui il governo controlla il 36%, è l’unica banca che non ha bisogno di una ulteriore iniezione di liquidità e il mese scorso è riuscita a piazzare sul mercato titoli per 750 milioni di euro. In attesa di fatti concreti, il governatore della Banca centrale irlandese, Patrick Honohan, in mattinata, ha anticipato che “l’Irlanda sta per accettare un prestito dalla Unione europea e dal Fondo Monetario internazionale che potrebbe ammontare a decine di miliardi di euro. L’intenzione e le aspettative sono, sia dalla loro parte che dalla mia, che i negoziati o le discussioni siano effettive e che via sia un prestito disponibile e utilizzabile se necessario”.
Parlando alla rete televisiva statale Rte, Honohan ha aggiunto: “Stiamo parlando di cifre significative … 10 miliardi? Sì, anche se in questa fase è impossibile essere precisi”. Domani tante domande, che hanno tenuto con il fiato sospeso gli investitori, potrebbero avere una risposta. Ma, intanto, i mercati europei hanno già preso posizione: sono tornati a rasserenarsi dopo che il governo irlandese ha aperto agli aiuti internazionali.
In attesa di capire l’entità del sostegno, le Borse hanno mostrato progressi superiori al punto percentuale. A Milano, il Ftse Mib ha chiuso a +1,17% e il Ftse All Share a +1,14%. Il Dax della Borsa di Francoforte ha salutato le contrattazioni in rialzo dell’ 1,97% a 6.832,11 punti. Anche la Borsa di Parigi e di Londra hanno chiuso in sensibile guadagno con l’indice Cac in progresso dell’1,99% a 3.867,97 punti e l’indice Footsie-100 che ha guadagnato 76,15 punti (+1,34%) a quota 5.768,71.