Mellon: la crescita non è più sinonimo di inflazione?

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La motivazione dietro al limite del 4,75% risiede nel fatto che la politica monetaria è collegata alla creazione di posti di lavoro. Anche gli inesperti che non conoscono i meccanismi massonici dell’economia più potente al mondo non impiegheranno molto tempo a capire il rapporto tra posti di lavoro e tassi di interesse e a trovarne la prova. La Fed ha iniziato a ridurre realmente i tassi di interesse quando i posti di lavoro hanno iniziato a diminuire. Poi ha continuato a ridurre i tassi man mano che le cose peggioravano e mantenuto il tasso sui Fed Fund all’1% finché non sono stati evidenti i segnali che la creazione di posti di lavoro era ripresa. Un’occhiata superficiale ai mercati dei tassi di interesse dimostra che sono giunti praticamente alla stessa conclusione del modello occupazionale. I tassi di interesse giungeranno a metà dell’anno al livello massimo intorno al 4,75% e successivamente entreremo in una nuova fase del ciclo dei tassi di interesse. Anche il Regno Unito è in attesa mentre (straordinariamente) l’Europa è pronta a incrementare i tassi insieme al Giappone (fatto più plausibile).

A parte questi movimenti, il team di Newton ( Mellon) sostiene che ci sono un paio di aspetti da sottolineare. Innanzi tutto ciò sembra plausibile, pertanto questo sarà probabilmente il ciclo dei tassi di interesse più evidente da decenni. Solamente per questo dovremmo smettere di tormentarci sui movimenti dei tassi da parte delle banche centrali perché in realtà non sono di nessun interesse. Il prossimo provvedimento degno di nota che probabilmente prenderanno non sarà prima del 2007, quando i tassi di interesse dovrebbero ricominciare a scendere.
L’altro aspetto da sottolineare- secondo ilo team obbligazionario di Newton – è che questi movimenti sono terribilmente noiosi. Chi ha buona memoria, o non andava ancora a scuola all’epoca, si ricorderà i giorni in cui, ad esempio, il cancelliere britannico Nigel Lawson negli anni ’80 aumentava e diminuiva dell’1% (o più) i tassi di interesse una volta al mese. Non vorrei sembrare un vecchio nostalgico, ma andare al lavoro era ogni giorno una sfida, dato che non si sapeva cosa sarebbe potuto succedere.

Oggi c’è molto meno entusiasmo e ci sono buone ragioni per questo. Innanzi tutto, il ciclo economico è diventato molto più prevedibile e molto più chiaro, meno volatile. Le cose procedono in modo tranquillo e gran parte dei presidenti della banche centrali va in pensione senza scossoni. Inoltre, la volatilità dell’inflazione è diminuita notevolmente, il che rende il lavoro ancora più semplice. Con l’inflazione su livelli contenuti, stabile e al di sotto delle medie di lungo termine, mentre la crescita oscilla tra un livello buono e discreto, probabilmente dovremo abituarci a una situazione che non ci hanno insegnato all’università negli anni ’80: il boom deflazionistico.

La crescita è spesso sinonimo di inflazione nelle menti di molti economisti dato che è ciò che hanno imparato all’università. Sfortunatamente, gli studi economici sono uno dei grandi fallimenti intellettuali del ventesimo secolo dato che arrivano in ritardo rispetto a ciò che accade effettivamente nel mondo. Gli economisti trascorrono circa vent’anni a capire cosa è successo nel ventennio precedente e, quando lo hanno compreso, il mondo è già andato oltre, per cui finiscono per voler impacchettare il mondo in un involucro che conoscono anziché capire cosa sta succedendo oggi..

Pertanto, il boom deflazionistico probabilmente sarà una delle idee più importanti che gli investitori sentiranno ripetere per molto tempo. Abbiamo già scritto in merito in diverse occasioni precedentemente, ma in pratica dovremmo abituarci all’idea che le economie occidentali possono crescere perché non sono più gravate dal costoso processo produttivo, dato che tutta la produzione viene ora subappaltata a persone a cui piace farlo, che lo fanno bene e soprattutto a un costo molto contenuto. Le economie occidentali si guadagnano da vivere diventando i centri amministrativi di quello che Charles Gave e i suoi colleghi di GaveKal Research descrivono come le holding che “non producono da nessuna parte, ma vendono ovunque”, e utilizzano le persone, le loro menti e i computer per gestire risorse e creare ricchezza. Tutto ciò è a buon mercato per cui l’equazione econometrica semplicistica Crescita = Inflazione crolla e con essa l’attività delle banche centrali.

Dovrebbe bastare guardarsi in giro per condividere questa idea. Ad esempio nel Regno Unito il commercio al dettaglio viene decimato da Internet dato che le persone preferiscono questo nuovo modo di fare acquisti. Pertanto, la Banca d’Inghilterra recentemente ha gettato la spugna e ha ammesso che l’istituto nazionale di statistica non è in grado di fornire i dati che servono alla Banca per gestire l’economia. Molte delle cose che stanno accadendo quotidianamente non sono più rappresentabili in modo efficace attraverso le misure tradizionali della teoria economica.

Mentre le economie emergenti stanno, per l’appunto, emergendo, la prospettiva per cui esse esporteranno l’inflazione resta una possibilità remota. ‘Forse fra cinque anni faremo marcia indietro e diremo qualcosa di diverso, ma nel frattempo non prevediamo interventi radicali da parte delle banche centrali occidentali. Questo ciclo dei tassi di interesse è finito’, conclude il team. A cura di www.fondionline.it

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