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Mellon, ci sono differenze tra questo ciclo petrolifero e i precedenti

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Charles Whall, analista settore petrolifero e gas Newton (Gruppo Mellon), sostiene che vi siano differenze significative tra questo ciclo rialzista del petrolio e quelli che l’hanno preceduto. “Nelle ultime settimane”, afferma Whall “si sono avuti, da entrambe le sponde dell’Atlantico, segnali rilevanti che suggeriscono che la crescente ondata rialzista del prezzo del greggio sta alla fine iniziando ad avere un impatto sulle maggiori economie mondiali”. La storia insegna che un’inflazione crescente è solo il primo sintomo del rialzo del prezzo del greggio. In passato, significativi rialzi in tal senso hanno in genere portato a drastici rallentamenti dell’economia. Questa volta le cose andranno diversamente? “Probabilmente sì”, prosegue l’analista di Newton. “Vi sono molte differenze significative fra questo ciclo e i precedenti. Infatti, le due convinzioni più diffuse al giorno d’oggi, e cioè che il prezzo del petrolio è soggetto a un rialzo solo temporaneo e che le riserve possono garantire scorte sufficienti per venire incontro alle attuali previsioni di domanda, sono abbastanza errate. In primo luogo, il prezzo del petrolio non può tornare ai livelli di molto tempo fa, come molti credono. La crescita del prezzo del greggio che ha visto triplicare il suo valore dai circa 20 dollari al barile di cinque anni fa ai livelli attuali, è parte di un processo di ri-posizionamento verso l’alto della base di prezzo del petrolio. Le ragioni sono numerose. Una di queste è che nei cicli precedenti, la domanda crollava mentre l’elevato prezzo del petrolio favoriva una crescita della produzione, con un incremento delle riserve. Questa volta, cinque anni di continui rialzi non sono stati in grado di far aumentare le riserve a causa di un evidente insuccesso delle nuove esplorazioni e dei fallimenti riscontrati dalle nuove tecnologie che invece negli anni ’80 e ’90 avevano consentito di guadagnare in efficienza. Anche l’impatto sulla domanda sarà differente. I precedenti rialzi del prezzo del petrolio hanno prodotto un duplice effetto: in un primo momento i consumatori si sono spostati verso fonti alternative, quindi hanno ottimizzato l’utilizzo di carburanti. Stavolta però non vi è alcuna fonte alternativa di gas naturale a buon mercato, e le misure più efficaci sono già state adottate dalle economie dell’OCSE. Con così pochi mezzi a disposizione per far diminuire la domanda, i consumatori saranno costretti prima a cambiare il loro atteggiamento e poi a cercare di uscire dalla dipendenza dal petrolio. Questo lascia l’OPEC nel delicato ruolo di ago della bilancia cercando di capire qual è il prezzo che il mercato può sostenere, senza far crollare la domanda e spingere verso soluzioni alternative”. A cura di www.fondionline.it