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Mef accelera su privatizzazioni, al vaglio cessione di una quota Eni a CDP

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Verrebbe venduta la metà circa della quota, appunto il 2,15%, anche per evitare che la Cassa depositi e prestiti, che controlla Eni con il 25,76%, finisca per sforare il 30% …

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Al vaglio del Mef la cessione a CDP (Cassa depositi e prestiti) del 2,15% di Eni, per un valore di 1 miliardo di euro. E’ quanto riporta Il Sole 24 Ore, rilanciando i rumor trapelati nelle ultime ore sull’intenzione del Tesoro di smobilizzare parte della quota che detiene nel colosso del Cane a sei zampe, pari a, 4,34%. Si tratta, precisano le fonti, di un’ipotesi ancora al vaglio del governo, anche perchè c’è il nodo del prezzo.

Il titolo Eni è scambiato infatti a valori minimi degli ultimi anni anche se una ripresa, in concomitanza con il recupero dei prezzi del petrolio, c’è stata. Il rischio di una svendita è dunque presente ed è stato anche il motivo che ha frenato il collocamento della partecipazione del 4,34% sul mercato.

Nel caso in questione, verrebbe venduta la metà circa della quota, appunto il 2,15%, anche per evitare che la Cassa depositi e prestiti, che controlla Eni con il 25,76%, finisca per sforare il 30% del capitale ed essere costretta a lanciare una Opa totalitaria.

Su Eni, “questa discussione c’è, anche se non sono ancora stati definiti nel dettaglio il valore e gli aspetti qualitativi – ha riferito a Reuters una fonte vicina al dossier – L’idea è quella di ottenere il massimo possibile a breve per abbattere il debito pubblico, con il minor impatto politico”.

Se il dossier Eni è ancora strettamente monitorato, il Mef comunque intende accelerare sulla strada delle privatizzazioni, per tagliare il debito pubblico.

Il Tesoro avrebbe comunque intenzione di cedere la quota che detiene in Enav per il 53% circa alla Cassa depositi e prestiti, per un controvalore ai prezzi attuali di Borsa di 1,18 miliardi e, in generale, ampliare le partecipazioni che ancora detiene per incassare entro la fine dell’anno 2,5-3 miliardi di euro. Di questa somma, 500 milioni di euro potrebbero pervenire dalle dismissioni di alcuni immobili.

Si stanno valutando possibili mosse anche sulle partecipazioni in STMicroelectronis, pari al 50%, in Leonardo, pari al 30,20%, in Poste Italiane (29,26%), in Enel (23,58%).

Il Sole scrive che la quota di Poste sarebbe stata la candidata ideale a passare alla Cdp (per un valore di 2,5 miliardi). Anche qui il nodo è però rappresentato dal prezzo dell’azione, che si aggira attorno a 6,3 euro, e che è ben inferiore al prezzo di collocamento di due anni fa.

Inoltre, l’AD Matteo Del Fante deve ancora presentare il piano industriale, così come non ci sarebbero i tempi tecnici per l’operazione, e in ogni caso ci sarebbero problemi tecnici sui tempi, visto che la cessione della quota richiederebbe l’approvazione di un Dpcm, che dovrebbe essere esaminato dalle commissioni parlamentari competenti. Ma, in vista delle elezioni politiche imminenti in Italia, le Camere potrebbero essere presto sciolte.

In generale, il trasferimento degli asset dal Tesoro alla CDP avrebbe un impatto positivo sul processo di riduzione del debito pubblico, in quanto CDP anche se sotto controllo pubblico, non fa parte dell’area della PA.