1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Mediobanca: la prima banca al mondo è ICB of China, scavalcata JP Morgan (TABELLE)

QUOTAZIONI UnicreditIntesa SanpaoloMediobancaBanco BpmCredemUbi BancaBca Carige

UniCredit ferma, mentre Intesa SanPaolo perde posizioni nella classifica. Focus sulla tabella di Mediobanca relativa al rischio di credito sui derivati.

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

La prima banca del mondo non è più JP Morgan, ma ICB of China. E’ quanto risulta da un rapporto stilato dall’Area Studi di Mediobanca, che prende in esame i principali 66 colossi bancari internazionali: 28 hanno sede in Europa, 14 negli Usa e altri 14 in Giappone.

La Cina si mette in evidenza con i suoi istituto di credito principali. E porta a casa, con ICB of China, la palma della vittoria.

Gli asset che ICB gestisce – i dati si riferiscono alla fine del 2016 – hanno un valore di 3.297 miliardi di euro, superiori a quelli di JP Morgan Chase (3.178 miliardi).

Dalla classifica emerge che la britannica HSBC, in ottava posizione, è la prima banca europea (2.352 miliardi attivi), che precede BNP Paribas ( 2.341).

L’italiana UniCredit rimane al 24esimo posto, con attivi in calo del 7,5% a 879 miliardi, mentre Intesa SanPaolo assiste a un aumento degli attivi +16% a 766 miliardi ma perde una posizione e scende al 35esimo posto.

Dal report di Mediobanca emerge anche che i crediti dubbi delle banche italiane rappresentano il 6,7% dei crediti complessivi, per un valore pari a quasi quattro volte la media europea (1,8%), anche se in diminuzione, rispetto all’8,8% del 2014 e 8,3% del 2015.

Nel mettere a confronto le banche americane con quelle europee, emerge poi che nel 2016 i ricavi delle prime sono cresciuti dell’1,7%, a fronte della flessione -6,2% degli istituti europei.

In Europa sono diminuite tra l’altro le principali voci, con il margine di interesse -5,3% rispetto al +3,8% in Usa e le commissioni che sono calate del 6% rispetto alla flessione più contenuta negli Usa, pari a -2,6%.

Anche il risultato di negoziazione, dunque del trading, è stato decisamente peggiore in Europa, con un risultato -14% rispetto a +14% negli Stati Uniti. Il risultato netto, in generale, è calato del 32% in Europa, con 5 banche su 21 che hanno sofferto una perdita, mentre è salito del 23,6% per le banche americane.

Esaminata anche la presenza degli asset più rischiosi nelle banche.

Mediobanca ha reso noto che, di fatto, gli attivi di livello 3 sono scesi del 43,8% rispetto al 2009, dunque dal periodo post crac Lehman. Sono al momento composti soprattutto da derivati (30%) e titoli (44%), con un contributo fortemente volatile a conto economico (+5 miliardi nel 2016, -83 miliardi nel 2009).

Focus sulla tabella di Mediobanca relativa al rischio di credito sui derivati.

Tornando al problema NPL per le banche italiane, nella nota del 13 luglio gli analisti di Mediobanca scrivono che la view sul settore è comunque è migliorata sulla scia della “risoluzione del rischio sistemico, di un atteggiamento più pragmatico da parte dei regolatori, del miglioramento del Pil e del possibile aumento dei tassi nel medio termine, elementi”.

Di conseguenza Mediobanca aggiunge Ubi Banca alla ‘best-picks list’, dove sono presenti già Unicredit e Credem. Tra l’altro, secondo Mediobanca, Ubi in uno scenario di un aumento di tassi di 100 punti base avrebbe un margine di rialzo del 30%. Unicredit è considerata “una delle maggiori storie di crescita dell’utile per azione all’interno del comparto europeo, indipendentemente dall’aumento dei ricavi”.

Gli esperti ricordano l’importanza, da parte delle banche italiane, di continuare a cedere il carico di NPL sui loro bilanci e scrivono che il loro smobilizzo non dovrebbe avere alcun impatto negativo su Ubi Banca, aggiungendo che anche Banco Bpm e Bper possono gestire l’impatto delle cessioni di Npl sul Cet1 mentre i ratio patrimoniali di Creval e Carige potrebbero essere quelli più colpiti, n assenza di un miglioramento sul prezzo dei crediti non performanti (-90 punti base e -150 punti base rispettivamente).