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May spalle al muro, i brexiteers lanciano sfida per la leadership. Turbolenze in arrivo per la sterlina

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La svolta soft dei negoziati per la Brexit hanno messo in ginocchio il governo May e ora il rischio di una lotta intestina per la leadership tra i Tories è decisamente concreto. Le dimissioni del ministro della Brexit, David Davis, e soprattutto quelle del ministro degli esteri, Boris Johnson, hanno fatto precipitare la situazione anche se la reazione del mercato è stata tutto sommato contenuta, con la sterlina che ha perso una figura dopo le dimissioni di Johnson mentre oggi sta tenendo bene.

“Come dimostrato dal 2016, la sterlina può muoversi rapidamente quando emergono notizie inaspettate”, ha dichiarato Simon Derrick, Chief Currency Strategist di BNY Mellon, in riferimento al voto Brexit iniziale nel giugno 2016. Dal voto Brexit, la valuta britannica è scesa del 10,9%. Da inizio 2018 è scesa dell’1,8%. Di certo uno scenario di crescente incertezza interna e sul fronte negoziati con l’UE potrebbe alimentare turbolenze sulla sterlina.

Sia Davis che Johnson rappresentano la fazione “Leave” della linea dura all’interno del partito conservatore e le loro dimissioni esprimono l’insoddisfazione verso l’attuale progetto Brexit, che mirerebbe a mantenere l’economia britannica più strettamente legata all’UE. Mentre Davis ha respinto l’idea di una sfida alla leadership, Johnson è visto come una minaccia più seria essendo stato due anni fa il volto del voto referendario pro Brexit.

Per chiedere una mozione di sfiducia al governo May servirebbe il voto di 48 dei 316 parlamentari conservatori. I numeri ci sono, ma la May sembrerebbe avere ancora dalla sua il sostegno della maggioranza del partito e probabilmente una crisi non converrebbe a nessuno visto che gli ultimi sondaggi danno in vantaggio i labouristi di Jeremy Corbyn.

“Se anche il voto di sfiducia venisse richiesto lo scenario base al momento è quello di una May in grado di sopravvivere e di uscire rafforzata dalla situazione”, rimarca Alessandro Balsotti, Strategist e Gestore del JCI FX Macro Fund.

“In generale la maggioranza degli eletti Tories non sembra orientata verso posizioni di Brexit dura e il governo dovrebbe reggere – argomenta Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm – un po’ perché i Tories sentono l’occupazione di number ten come il culmine naturale della propria azione politica (e sarebbe inusuale vederli lasciare), un po’ per paura di elezioni che probabilmente porterebbero alla vittoria di Jeremy Corbyn. Certamente il fatto che il governo si regga su una manciata di voti lascia aperto il campo a sorprese nel corso di una sfida per la leadership che durerà qualche settimana”.

Intanto la nomina di Dominic Raab in sostituzione di Davis potrebbe in qualche modo attenuare la rabbia dei Brexiteer. Secondo John Higgins, economista di Capital Economics, osserva come le scommesse sulle elezioni di quest’anno o del 2019 sono passate da circa il 40% di venerdì al 55% di lunedì.

 

Incognita negoziati con l’UE

 

Non va dimenticata la disputa che si preannuncia molto forte fuori dai confini britannici. I negoziati con l’UE sono in alto mare e il nuovo piano della May presenta una serie di problemi, non da ultimo il fatto che esso implichi una qualche forma di accordo simile a quelli già stipulati con Norvegia e Svizzera, e l’Unione Europea non è proprio entusiasta di nessuno di questi “deal”. “Anche adesso non si può escludere nulla, anche un mancato accordo – sottolinea Filippo Diodovich, strategist di IG – . Il governo olandese continua a reclutare funzionari doganali in preparazione dello scenario peggiore. Ma scommettere su un possibile “Armageddon” non è mai stata la migliore strategia. La crisi dell’eurozona ci ha insegnato che l’Unione europea è molto brava nel concordare un compromesso all’ultimo minuto. Dobbiamo tuttavia prepararci a ulteriori turbolenze nei prossimi mesi”.